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Benzinai: il 6 novembre impianti chiusi su strade-autostrade

I benzinai aderenti a Confcommercio, Confesercenti e Cisl sciopereranno il prossimo 6 novembre in segno di protesta contro Anas e Autostrade per lo stravolgimento dell’accordo del dicembre scorso in tema di concessioni e bandi di gara. Lo sciopero è finalizzato anche “ad ottenere dal Governo – recita una nota dei sindacati di categoria - la conferma dei provvedimenti fiscali di tutela della categoria”.
Lo sciopero è stato indetto dalle organizzazioni dei gestori degli impianti stradali ed  autostradali di distribuzione dei carburanti Figisc/Anisa Confcommercio, Faib/Aisa Confesercenti e Fegica Cisl per  sottolineare “lo stato di grave disagio della categoria che  rivendica, nei confronti del Governo, la conferma dei provvedimenti fiscali già adottati nel 1998 e nel 2000. Il mantenimento di questi provvedimenti, che non rappresentano una diminuzione del gettito fiscale per l’erario - si legge in una nota - è essenziale per la sopravvivenza dei gestori e per il ruolo che essi svolgono”.

Ma lo stop del 6 novembre potrebbe essere anche solo un primo passo: “in assenza di risposte credibili e di fatti concreti, la protesta verrà riproposta ed inasprita nelle  settimane a venire”.

La protesta dei gestori è comunque ancora più ampia: nel mirino ci sono infatti anche Anas ed Autostrade, “che stanno facendo di tutto - spiegano le organizzazioni - per svuotare di contenuti l’intesa raggiunta al Ministero delle Attività Produttive il 4 dicembre scorso”. L’Anas è accusata di non aver provveduto “a promuovere le assegnazioni delle nuove concessioni sulle tratte di sua competenza, lasciando che permanga una situazione di pericolosità e di fatiscenza delle strutture”. Autostrade, invece, con l’emanazione di nuovi bandi di gara ha “svilito l’impegno assunto in sede ministeriale sulla garanzia della continuitaà della gestione”. I bandi indetti, al contrario, determinano condizioni “per non affidare ai gestori le attività non oil svolte sotto la pensilina e consentite da una legge dello Stato” ed impongono un controllo decennale sui prezzi. La società, inoltre, si sta  attivando “a restringere tutte le autonomie commerciali attraverso l’individuazione di una rete di negozi ed attività in esclusiva che tagliano fuori i gestori”.

Incrociando le braccia, le organizzazioni dei gestori vogliono infine inviare un messaggio forte all’industria petrolifera “che insite nella discesa diretta al pubblico attraverso contratti anomali, le gestioni dirette, con conseguente espulsione dei gestori dalle loro attività, nonché la conclusione di una contrattazione che dovrebbe disciplinare rapporti economico-normativi fermi da circa 4 anni”.

 

 16 ottobre 2003

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