La Fipe scende in campo contro il caro buoni pasto
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La Fipe scende in campo contro il caro buoni pasto
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La Fipe scende in campo contro il caro buoni pasto
E venne l’ora del “No ticket Day”  

Il 25 giugno, i pubblici esercizi aderenti alla Fipe-Confcommercio, piccoli e medi esercizi indipendenti e grandi catene della ristorazione come Autogrill, Camst, Brek, Flunch e Chef Express attueranno una giornata di protesta non accettando buoni pasto. A scatenare la protesta della Fipe è stata l’ultima gara pubblica gestita dalla Consip S.p.A., che ha assegnato a quattro aziende emettitrici di buoni pasto per dipendenti pubblici cinque lotti territoriali corrispondenti alle venti regioni italiane con un ribasso all’origine superiore al 16%. “Un comportamento che ha creato un meccanismo insostenibile – ha detto il direttore generale della Fipe Edi Sommariva illustrando le modalità della protesta- perché le aziende emettitrici sono costrette da una parte ad accettare crescenti sconti nei confronti dei committenti pubblici e privati e dall’altra a richiedere commissioni alla rete dei pubblici esercizi sempre più elevati per poter sopportare i prezzi stracciati concordati con i committenti”.In tutta questa situazione a rimetterci, secondo Sommariva, sono “gli esercenti e i dipendenti, cioè i consumatori, che vedono decurtato dal loro buono pasto il valore dello sconto scaricato sui pubblici esercizi che a loro volta, rischiando di vedere le loro commissioni salire del 6% o addirittura del 9%, saranno obbligati a contenere le spese con una minore qualità del servizio ed un aumento dei prezzi”. “Insomma – ha sottolineato il direttore generale della Fipe – lo Stato attraverso Consip ha operato una vera e propria trattenuta secca dagli stipendi dei dipendenti pubblici e imposto una nuova tassa agli esercenti”. Dunque, la “battaglia” della Fipe è anche per i consumatori e per conoscere come la pensano in proposito, la Federazione dei Pubblici Esercizi ha commissionato un sondaggio alla Nicola Piepoli e Associati. Dall’indagine risulta che le preoccupazioni maggiori per i dipendenti delle aziende sono nell’ordine: il rischio che i buoni pasto non siano più accettati dai ristoratori, che scada la qualità del servizio e che aumentino i prezzi. “La consapevolezza di consumatori è importantissima – ha concluso Sommariva – perché sono loro a correre il rischio più grosso”.  

 

 24 giugno 2003

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