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ALIMENTARISTI CONTRARI ALLE APERTURE DOMENICALI
Il presidente FIDA Antonio Mason affronta i problemi di Padova

Il presidente della FIDA Antonio Mason, componente della delegazione Ascom sulla problematica degli orari nel comune di Padova, è fermo nel ribadire la propria contrarietà alla liberalizzazione delle aperture festive delle attività nel centro di Padova, anche se in via sperimentale e limitate per il 2003 dal 6 aprile al 15 giugno.
"Stiamo ricevendo centinaia di telefonate di piccoli e medi imprenditori del commercio che hanno la loro attività dentro le mura cittadine e che si sentono fortemente minacciati dall'apertura degli esercizi per così tante domeniche. Si tratta per la maggior parte di commercianti che lavorano coi loro familiari all'interno di attività tradizionali e che guardano con estrema preoccupazione alla necessità di dover tenere aperto il negozio sette giorni su sette. Perché, è chiaro, che se gli altri tengono aperto, anche chi per principio o per altre motivazioni non vorrebbe farlo, si vedrà costretto ad alzare la saracinesca. I costi per l'apertura festiva, se non ripagata dall'aumento delle vendite, dove porteranno? Le aperture li obbligheranno a rinunciare al riposo festivo; la situazione è tanto pesante che molti stanno pensando di chiudere tutto. Ai piccoli e medi operatori l'apertura domenicale non interessa”. La pensano allo stesso modo la Federcom, l'organizzazione Confcommercio che raggruppa le aziende della media distribuzione, i commercianti Ascom del centro e i panificatori; queste organizzazioni hanno espresso la loro posizione di netto rigetto delle proposte avanzate dall'assessore Perlasca, non per preconcetti nei riguardi dell'amministratore, ma perché l'accettazione di questa specie di rivoluzione comporterebbe costi insostenibili per una categoria sempre più minacciata dalla grande distribuzione organizzata.
Secondo Mason, "Se i piccoli e medi operatori del settore fanno muro contro proposte di questa natura, lo si deve evidentemente alla constatazione che le aperture festive non ripagheranno le fatiche e i costi, e che il sacrificio è davvero troppo grande per impegnare i familiari, i collaboratori, se stessi in un'impresa che presenta soltanto rischi”.

                                    
novembre 2002

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