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Legge antifumo, un rinvio che risolve poco
Prorogata al 10 gennaio l’entrata in vigore del divieto di fumo nei pubblici esercizi 

La cosiddetta legge antifumo entrerà in vigore il 10 gennaio prossimo anziché il 29 dicembre. In Gazzetta Ufficiale è stato infatti pubblicato il decreto legge approvato il 28 ottobre scorso e in fase di conversione in legge in Parlamento, che proroga l’entrata in vigore del divieto di fumo nei pubblici esercizi. 

“L’adeguamento alla normativa – ha spiegato il direttore generale della Fipe, Edi Sommariva – è stato fatto in maniera assai modesta, a causa del calo dei consumi e dei relativi introiti (a fine anno per i pubblici esercizi si prevede un calo del 2-2,5%), dei costi elevati senza alcun sostegno e delle grosse difficoltà amministrative. A tale ultimo riguardo – ha precisato Sommariva – la legge prevedeva una serie di decreti attuativi, di alcuni dei quali non c’è traccia. La conclusione è che, di fatto, dal 10 gennaio non saremo in grado di rispettare la legge”.

“Pur apprezzando il buon proposito da parte del Ministero della salute nel venire incontro alle nostre richieste – ha proseguito Sommariva – il testo approvato non cambia di una virgola la nostra situazione. Anche se salva gli incassi di Capodanno, le difficoltà rimangono tutte. Bar, pizzerie e ristoranti sono impossibilitati nella maniera più totale ad applicare la legge per questioni pratiche e burocratiche. E’ un vero peccato che gli sforzi fatti su tutto il territorio italiano dalla nostra organizzazione per informare i nostri associati vadano sprecati in questo modo”.

Dal punto di vista pratico i pubblici esercizi non hanno tempo materiale a disposizione per far stampare divieti da affiggere nei loro locali ad impedimento del fumo: considerando che l’articolo 23 della legge finanziaria prevede un aumento del 10% sulle attuali sanzioni in caso di contravvenzione e che la stessa finanziaria è solitamente approvata negli ultimi giorni dell’anno, viene a mancare il tempo necessario per procurarsi i cartelli di divieto, giacché questo deve contenere – a norma di legge – le cifre esatte della sanzione. E non è ancora stato indicato (altra informazione da inserire nel divieto) qual è la figura preposta a vigilare sul rispetto della legge e quella che deve accertare l’infrazione, appurato il fatto che entrambe le figure non coincidono con quella del gestore o di un suo dipendente. 

“Tutte queste precisazioni  dovrebbero essere contenute in un decreto attuativo di cui ancora non c’è traccia. Manca, dunque, un aspetto burocratico non da poco, per non parlare poi dei mancati sconti per le ristrutturazioni che chiediamo da tre finanziarie e dei vincoli architettonici che impediscono la ristrutturazione stessa del locale, giacché questa comporta un costo medio a locale di circa ottomila di euro”. 

 12 novembre 2004

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