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Aumento dei commercianti ambulanti in Veneto 
In forte crescita l'imprenditore cinese

Sono seimila nel Veneto le imprese inserite nella Federazione italiana dei venditori ambulanti (Fiva) che fa capo al sistema Confcommercio, su un totale regionale di circa 10 mila, con un volume d'affari complessivo di 2.500 miliardi di vecchie lire. I mercati che si svolgono nella regione ogni settimana sono oltre 500, a testimonianza di una presenza capillare su tutto il territorio. La parte del leone la fa la provincia di Padova, con 103 mercati, segue Verona, con 91 mercati, poi Vicenza (85), Treviso (73), Venezia (64), Belluno (52) e Rovigo (46). 
Sono 23-24 milioni le persone che, almeno una volta alla settimana, frequentano i mercati ambulanti. Secondo l’indagine della Fiva-Confcommercio si acquistano merci e prodotti, ogni settimana, per un valore tra i 512 milioni e i 587 milioni di euro: all'anno dai 26,6 ai 29,5 miliardi (con punte massime sui 31 miliardi). Ogni giorno si svolgono in Italia quasi mille mercati che si vanno ad aggiungere ai quasi 9.000 a cadenza settimanale, quindicinale e mensile. Il 22,5% delle imprese opera prevalentemente nei mercati fissi, il 53,6% nei mercati a cadenza periodica (soprattutto settimanali), il 10,8% svolge l’attività in forma itinerante, il 7,4% opera principalmente nelle fiere e nelle sagre, il 5,6% in chioschi fissi, posteggi isolati o ruota all’interno della città.
Fra le imprese è forte, in particolare, la crescita per l'abbigliamento e il vestiario, soprattutto nel segmento delle imprese itineranti. Raddoppiano abbigliamento, biancheria, maglieria, intimo. Le imprese di questo settore passano dalle 39.436 del 1999 alle 59.446 del 2004 (+50,7%). La loro incidenza sul totale delle imprese dell’intero comparto sale dal 32,5% del 1999 al 39,6% del 2004. Il 96% del comparto è costituito da micro imprese individuali a conduzione familiare e un’impresa ambulante su 5 è condotta da extracomunitari. Sono diminuite le donne titolari di una licenza d’ambulante, ma sono rilevanti nel settore: 2 su 10 infatti sono infatti imprese rosa.
Analizzando i costi sostenuti dagli ambulanti, nell’indagine emerge che quella principale è per carburante, lubrificanti, assicurazione e manutenzione del mezzo. Il suolo pubblico incide mediamente per 1.500-1.800 euro all'anno, più al Nord che al Sud.
In riferimento al consumatore tipo primeggia ovviamente la donna (80%), di età compresa fra i 31 e i 55 anni, casalinga ma anche impiegata, con un carico familiare complessivo di 3-4 persone, che frequenta il mercato costantemente (almeno una volta a settimana e, nelle grandi città, una volta ogni 3-4 giorni). Gli uomini, anche se in regresso rispetto al passato, sono ben presenti e non mancano gli under 30 (quasi il 28%) o i giovanissimi, soprattutto studenti (circa l'8%). Non mancano nei mercati dirigenti e professionisti (2,5%).
Sei consumatori su dieci si rivolgono regolarmente, oltre ai mercati, anche ad altre forme distributive. Il 51,3% giudica il mercato ambulante più conveniente ed economico in senso assoluto rispetto ad altre forme distributive; il 16,3% lo ritiene il canale di acquisto più vantaggioso per alcuni articoli (ortofrutta ed abbigliamento); il 21,2% lo giudica ‘poco’ conveniente; l’11,2% pensa che gli acquisti migliori si facciano presso altre forme distributive (in particolare all’ipermercato e al centro commerciale).
Un fenomeno che preoccupa molto la Fiva è l’abusivismo, rappresentato da un esercito tra e 180 e le 240mila persone che vendono di tutto, dalle borse e dalla pelletteria contraffatte, ma certamente non di valore irrisorio, agli occhiali, dai prodotti audiovideomusicali pirata alla biancheria, dall’abbigliamento falsamente griffato ai prodotti alimentari, specialmente quelli ortofrutticoli, ai fiori, ai cosiddetti mercatini dell’hobbystica e dell’antiquariato. Il fatturato dell'abusivismo è tra i 6,6 miliardi di euro e i 9,1 miliardi di euro.
Il presidente regionale della Federazione Ilario Sattin, sottolinea come il commercio ambulante stia vivendo una fase evolutiva dettata dalle diverse esigenze dei consumatori, in termini di orari e di mutate abitudini di vita, dalla crisi dei consumi, e dall'avvento dei venditori cinesi che, con alte percentuali di presenza fissa all'interno dei mercati, rischiano di snaturare l'essenza tradizionale di questa forma di commercio, strettamente legata al territorio, ai suoi prodotti tipici e alle sue peculiarita'. Su scala regionale il dato piu' evidente e' proprio la presenza dei commercianti dagli occhi a mandorla, stimata in una misura del 40%. 

 22 novembre 2004

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