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Salvare il commercio nei centri storici
Billé: “per valorizzarli servono le infrastrutture” 

“In centro tutta un’altra cosa”: è questo il motto che ha accompagnato il convegno nazionale dedicato al rilancio delle attività commerciali nei centri storici, organizzato da Unascom-ConfCommercio Treviso e Camera di Commercio, nella sala conferenze della stessa Camera. Amministratori, rappresentanti delle categorie economiche, esperti e studiosi, si sono confrontati su un tema, qual è quello del rilancio del commercio nei centri storici, oggi al centro di numerosi progetti, indagini e disegni di legge, svolti sia a livello provinciale che a livello nazionale. 
Il presidente di Confcommercio Sergio Billè,intervenuto a Treviso al convegno dedicato al rilancio delle attività commerciali nei centri storici,spiega:"“Non nego che vi siano oggi sindaci, amministratori e imprenditori che si stanno tenacemente adoperando per risolvere molti degli annosi problemi dei nostri centri storici ma in molti casi è uno sforzo che rischia di approdare a sterili o solo assai parziali risultati fino a quando, continuerà ad esserci, nella gestione dei pubblici poteri, un deserto di idee, di programmazione e soprattutto d’investimenti”. “Intendo dire – ha aggiunto il presidente di Confcommercio - che non si potranno risolvere i problemi, anche dei nostri centri storici, fino a quando le pubbliche istituzioni non si decideranno ad affrontare, con carattere di assoluta priorità, i problemi della logistica cioè di quell’insieme di infrastrutture che oggi sono indispensabili, da un lato, per abbassare i sempre crescenti ed abnormi costi della mobilità e, dall’altro, per aumentare la produzione e la circolazione della ricchezza”. Per illustrare la situazione, Billè ha citato un curioso episodio che riguardava “certe confessioni” fatte a microfoni spenti dal viceministro Baldassarri al presidente della commissione attività produttive della Camera, Bruno Tabacci che le ha rese pubbliche pochi giorni fa in un’intervista al quotidiano “La Stampa”. “Baldassarri mi ha detto - riferisce Tabacci - che per quanto riguarda la legge-obiettivo, quella che dovrebbe rilanciare le opere pubbliche e le infrastrutture, ci sono soldi zero”.

“Nessuno nega – ha osservato Billè - che il risanamento dell’ormai cronico deficit della nostra finanza pubblica sia un problema importante, ma allora a che cosa sono servite tutte le finanziarie di contenimento della spesa che sono state varate in questi anni, se, nella sostanza, siamo sempre da capo a dodici? E che cosa pensare di un governo che, mentre solo qualche mese fa dichiarava che i conti pubblici erano a posto, ora ci dice, invece, che l’opera di risanamento è ancora tutta da fare e che, per questo, occorre drenare, dal mercato ovviamente e, se no, da chi altro, nuove risorse?”.

“Come si possa far diventare, in questo contesto – ha sottolineato Billè - anche i nostri centri storici motori pulsanti dello sviluppo rischia di diventare un rebus di difficile se non impossibile soluzione. Mancano interporti in grado di provvedere, perché situati ai margini dei maggiori agglomerati urbani, ad una più moderna e meno costosa distribuzione dei prodotti commerciali, mancano i parcheggi, manca soprattutto la pianificazione di vie di scorrimento che consentano di attenuare i costi della mobilità di merci e di persone e di potenziare i flussi turistici”. Infrastrutture e sviluppo dei centri storici sono un combinato essenziale per lo sviluppo economico, ci sono almeno cento milioni di cinesi pronti a sbarcare, come turisti, in Europa. Essi cercheranno treni veloci e noi non li abbiamo, cercheranno infrastrutture di appoggio che consentano loro di muoversi senza dover sostenere alti costi di trasferimento e noi non le abbiamo, cercheranno le metropolitane e noi non le abbiamo”. “Ci riempiamo la bocca di discorsi – ha concluso Billè - come quello dello sviluppo anche turistico del Mezzogiorno e poi ci troviamo di fronte ad un’autostrada come quella Salerno-Reggio Calabria, unica praticabile via di accesso al Sud, ancora impantanata in lavori e appalti che non hanno mai fine. Se va bene, sarà pronta fra cinque anni quando i turisti cinesi saranno andati già altrove. Per non parlare della rete ferroviaria che, per velocità e ramificazioni logistiche, è ancora anni luce indietro rispetto ai nostri principali partners europei. Però il suo mantenimento costa al contribuente 30 mila miliardi di vecchie lire ogni anno”.

 26 ottobre 2004

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