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L’informatica e le imprese del commercio, del turismo e dei servizi: non male a Padova e nel Nord Est, ma mancano gli investimenti

Alcide Tonetto e Michele MasieroHa un bel dire Bill Gates (come ha effettivamente affermato durante il suo soggiorno a Milano dei giorni scorsi) che l’Italia non è indietro in quanto a tecnologia. 
La verità è che restano pur sempre differenze tra regione e regione e non può essere colto come un dato positivo il fatto che la macroregione del Nord Est spenda per l’informatica il 21 per cento del totale Italia, ovvero meno del Nord Ovest (39%)e del Centro (24%) e solo di più del Sud e delle Isole (16%).
Un’evidenza che dimostra come ci sia ancora strada da fare e quanto conti l’informatizzazione nello sviluppo delle imprese.
Un tema affrontato nei giorni scorsi dall’Ascom Padova nel corso di un incontro che ha avuto il pregio di presentare i dati raccolti nello scorso mese di maggio dalla Confcommercio e riferiti alla nostra area territoriale, interessata da un campione di 103 piccole e medie aziende appartenenti a cinque diversi settori: turismo, moda, trasporti, alimentare e non alimentare.
Un campione che ha confermato alcune impressioni, ma che ha anche fornito nuove chiavi di lettura.
Ad esempio, alla domanda su quali fossero i principali elementi di freno all’adozione di strumenti per l’information technology, le aziende del Nord Est hanno risposto, in una scala da 1 a 10 (dove 1 indicava il “per nulla significativo” ed il 10 il “molto significativo”) che sono i costi di computer e programmi quelli che, a quota 5,23, appaiono come l’ostacolo maggiore.
Cosa può significare?
“Può significare che, in questo momento, c’è un’oggettiva difficoltà del settore commerciale, del turismo e dei servizi che si traduce in una scarsa propensione agli investimenti e che può diventare, in prospettiva, un bel problema. Scarsi investimenti, infatti, significano scarsa fiducia nel futuro”.
Chi parla è Michele Masiero, presidente dei giovani di Ascom Padova e che, nel corso dell’incontro, ha presentato la propria esperienza aziendale.
Un’azienda che Pierpaolo Masciocchi, funzionario della Confcommercio delegato a presentare i dati della ricerca, ha collocato tra le imprese “heavy”, ovvero con un utilizzo della tecnologia informatica al di sopra della media. Ma le imprese di questo tipo, nel Nord Est, sono solo il 2 per cento del totale a fronte di un 68,3% collocato nella fascia media e ben il 29,7% attestato al di sotto delle medie di settore “fino a toccare –ha detto Masciocchi- livelli di arretratezza tecnologica”.
C’è di che preoccuparsi?
“Forse no –continua Masiero- perché la consapevolezza dell’importanza dell’informatica in azienda è ormai trasversale sia in termini dimensionali che di attività”.
Ed in effetti ben il 74% del campione considera le tecnologie informatiche molto utili se non addirittura indispensabili e solo il 4% ne fa un uso saltuario.
“Segno evidente –aggiunge Masiero- di un’alfabetizzazione informatica ormai molto ampia confermata anche dal dato relativo alla diffusione delle competenze informatiche all’interno delle aziende dove la figura del “referente informatico unico” si limita ormai a poco meno del 40% del totale, mentre assomma a poco più del 60% la diffusione delle competenze tra tutte le persone presenti in azienda o comunque concentrate in un gruppo”.
Così dicasi per internet che risulta nelle disponibilità dell’84,3% degli addetti che hanno almeno un PC e che, in prospettiva, sembra destinato a svolgere una funzione preminente sul fronte della posta elettronica.
Infatti, alla domanda “Come sarà l’impiego di internet in prospettiva?”, che prevedeva, come risposta, la possibilità di riferirsi alla solita scala da 1 a 10 (1 bassa intensità di utilizzo, 10 alta intensità), le e-mail hanno raggiunto 8,59 punti, seguite dalla fruizione dei servizi bancari (6,81), dall’accesso remoto a programmi aziendali (5,49) e dalla fruizione di servizi della pubblica amministrazione. Più contenuto l’entusiasmo per la vendita on-line (4,04), gli acquisti via internet (3,94), la videoconferenza (3,05) e, fanalino di coda, la sola navigazione (2,50).
“Possiamo senz’altro dire –conferma Masiero- che le imprese della nostra realtà sono discretamente dotate di tecnologia anche se non sembrano avere ancora intrapreso la strada di impieghi più evoluti”. 
Insomma persistono alcuni freni che l’indagine ha individuato nella scarsa cultura informatica (4,85 punti nella scala da 1 a 10), nella difficoltà a misurarne i reali benefici (4,39), nell’aumento dei costi di formazione per impararne l’utilizzo (4,29).
“Su tutti, comunque –conclude il presidente dei giovani di Ascom Padova- primeggia il nodo dei costi per i quali, evidentemente, serve un impegno sia da parte dei fornitori, che devono essere in grado di comprendere le esigenze e di offrire le risposte adeguate alle aziende, sia da parte delle associazioni che devono saper creare relazioni forti tra gli associati.

21  novembre 2005

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