ZILIO (ASCOM): “FINANZIARIA DA BOCCIARE SENZA APPELLO”
“Se questa è una manovra…”
Parafrasa Oriana Fallaci il presidente dell’Ascom, Fernando Zilio, di fronte alla Finanziaria 2007 varata dal governo venerdì scorso.
“Una Finanziaria da bocciare senza appello –è il giudizio del presidente dei commercianti padovani- perché, anziché agire sul piano dei tagli, è tutta imperniata sul piano delle entrate e, queste ultime, sono tutte a carico del ceto medio produttivo”.
Un’operazione che, per coprire i 33 miliardi di euro, ne reperisce infatti 22 attraverso entrate aggiuntive.
“Ma il rischio –prosegue Zilio- è di salire molto di più se, come temiamo, gli enti locali faranno ricorso in proprio alla leva fiscale. A quel punto il “si salvi chi può” diventa d’obbligo”.
“Purtroppo –ammonisce il presidente dell’Ascom- un’impostazione come quella data alla Finanziaria 2007 non aiuta la crescita. Calcoli fatti ieri in Confcommercio dicono che per far quadrare i conti dello Stato viene richiesto alle piccole imprese e al lavoro autonomo di ‘staccare un assegno’ di circa 5 miliardi di euro, attraverso gli studi di settore e l’innalzamento della contribuzione previdenziale. Come se non bastasse, le piccole imprese vengono penalizzate dalla richiesta di conferimento di una quota rilevante dei flussi del TFR all’Inps, dalla riduzione degli sgravi contributivi per l’apprendistato, dall’introduzione della tassa di soggiorno che non crediamo serva a migliorare la nostra offerta turistica. Insomma, tutte misure che vanno in controtendenza rispetto alla necessità di valorizzare il contributo dell’economia dei servizi alla crescita del Paese”.
Insomma, non si può far finta di niente.
“Abbiamo già trasmesso alla nostra confederazione –conclude Zilio- la disponibilità di Padova ad esperire ogni tentativo affinché maggioranza e opposizione intervengano in Parlamento per modificare un provvedimento che, così com’è, è deleterio per il Paese. Così come non possiamo tacere di fronte al clima intimidatorio nei confronti della categoria commerciale che traspare da taluni commi della norma. Come interpretare, sennò, la riduzione da quattro a tre anni degli studi di settore, l’innalzamento dei contributi senza nemmeno consultarci e, soprattutto, la chiusura del negozio per la mancata emissione di un solo scontrino? Se questo non è “stato di polizia” poco ci manca!”
3 ottobre 2006
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