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MANIFESTAZIONI UN SABATO SI’ E UN ALTRO PURE.
PER IL PRESIDENTE DELL’ASCOM, FERNANDO ZILIO, E’ “SEMPLICEMENTE INACCETTABILE”

“Semplicemente inaccettabile”
Prende posizione Fernando Zilio, presidente dell’Ascom, contro il secondo sabato consecutivo di “coprifuoco” a Padova.
“E’ evidente che ognuno –aggiunge il presidente– ha il diritto di manifestare contro chi e contro cosa vuole (d’altra parte abbiamo deciso di farlo anche noi contro questa Finanziaria che tarpa le ali allo sviluppo), ma un conto è manifestare civilmente e pacificamente creando il minor disagio possibile, un conto è fare di Padova la “città proibita” ogni sabato pomeriggio”.
“Il nostro Ufficio Studi –aggiunge il presidente– ha condotto tra lunedì e martedì un sondaggio tra un campione di colleghi (non solo del centro) relativamente a sabato scorso, giornata di plurimanifestazioni. Ebbene ne è venuto fuori che il commercio cittadino ha registrato un calo netto del 13 per cento medio con punte anche del 28 in centro città. Questo significa che la gente, di fronte alla semplice ipotesi di poter essere anche minimamente coinvolta in qualche modo nelle manifestazioni, preferisce cambiare aria: meglio i centri commerciali, meglio altre città”.
Un po’ come dire: oltre alla cronica assenza di parcheggi, oltre alle note difficoltà viarie, adesso ci si mette anche la politica a danneggiare una città che vive soprattutto di commercio”.
“E’ pacifico –continua Zilio– che qui non si tratta solo di difendere i commercianti. Qui si tratta di difendere il lavoro di migliaia di dipendenti e, soprattutto, si tratta di garantire il diritto dei cittadini a concedersi un pomeriggio di shopping o anche solo di passeggio per le strade e le piazze di una città che sarebbe meravigliosa se non ci fosse sempre qualcosa e qualcuno pronto a stuprarla”.
“Alle istituzioni –aggiunge il presidente Zilio– chiedo pertanto di essere responsabile nel senso che è loro preciso dovere garantire alla stragrande maggioranza dei cittadini il diritto alla libertà di movimento. Un diritto che, stante l’allarme sociale che le manifestazioni creano, è, di fatto, impedito ai più. E quando dico “ai più” penso soprattutto alle famiglie con bambini. Questo non implica che anche piccole minoranze possano esercitare il loro diritto di critica, ma non possono arrogarsi di certo quello di stabilire l’agenda di tutti gli altri stabilendo che un sabato sì e un altro pure Padova diventi la città dei “morti viventi”.
“Di sicuro –conclude Zilio- se non si metterà fine a questo stato di cose saremo noi commercianti stessi a chiudere i negozi e a scendere in piazza per manifestare la rabbia nostra e di quanti si sentono privati di un loro diritto fondamentale: la libertà di vivere la città in piena serenità”.

 

 3 novembre 2006

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