Decreto Ambiente: il Conoe lancia l’allarme
Il Consorzio obbligatorio Nazionale di raccolta e trattamento di olii e grassi vegetali e animali, teme danni ecologici
Nuovo rischio inquinamento per l’ambiente. Per scongiurare la minaccia di uno scorretto smaltimento di olii e grassi utilizzati nelle cotture e in altre attività, il Governo dovrà tenere in considerazione alcuni aspetti fondamentali. La mancanza di queste accortezze potrebbe rendere inefficace il decreto legislativo 152/06 (Decreto Ambiente),approvato nella precedente legislatura e attualmente in vigore. Il pericolo è serio: ogni anno si producono circa 280mila tonnellate di oli e grassi di frittura, di cui 120mila relative alle attività commerciali, artigianali e industriali e rimanenti 160mila legate alle attività domestiche. “Per evitare che questo rifiuto nocivo crei un danno ecologico e alla salute – ha illustrato Edi Sommariva, presidente Conoe in audizione presso l’ufficio di presidenza della XIII Commissione Ambiente del Senato – la revisione del Decreto Ambiente dovrà scongiurare il pericolo che, nel ridefinire la nozione di “rifiuto” rendendola conforme a quella comunitaria, non si creino interpretazioni dubbie consentendo l’infiltrazione di attività illecite”. Il nuovo strumento normativo dovrà intervenire per garantire la completa tracciabilità dello smaltimento dei rifiuti di frittura, altrimenti aumenta automaticamente la possibilità del loro impiego per usi non consentiti, soprattutto in campo alimentare zootecnico. L’attività svolta dal Conoe ha contrastato sempre i tentativi di gestione delle scorie di oli e grassi esausti al di fuori dei percorsi leciti e trasparenti. Anche nel ridefinire gli accordi di programma previsti tra enti pubblici e operatori economici previsti dall’attuale D.lgs. 152/06 all’art.181 per favorire il riutilizzo, il riciclo ed il recupero dei rifiuti, se questo non avverrà in senso restrittivo si corre il rischio di creare deroghe eccessive alla normativa in vigore che porterebbero ad abbassare i livelli di tutela ambientale e a creare maggiore incertezza tra gli addetti al settore. Per questo motivo la presenza sul mercato di una pluralità di consorzi, oltre al Conoe, prevista dalla legge in vigore rende meno controllabile un settore così delicato per la salute umana e dell’ambiente. Attualmente quantitativi ingenti di rifiuti sono già in circolo al di fuori della gestione consortile. Per evitare o almeno ridurre le possibilità di evasione o di elusione dagli adempimenti di legge degli olii di scarto, lo stesso Conoe andrebbe sostenuto attraverso mezzi finanziari adeguati ispirati ai principi del “chi inquina paga” e della “responsabilità condivisa”, ma anche tramite sanzioni amministrative per i soggetti che non aderiscono, nonostante l’obbligo, al consorzio o si sottraggono alle regole del consorzio stesso.
13 dicembre 2006
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