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PERCHE’ DICO SI’,ALLE APERTURE FESTIVE IN CENTRO
di Fernando Zilio*

Fernando ZilioMa Padova ha intenzione di guardare avanti o è fermamente convinta che sia più utile voltarsi sempre indietro?
E’ la domanda che mi autorivolgo ogni volta che, di fronte ad un’innovazione, scopro l’anima un po’ “retrò” di questo agglomerato urbano dalle potenzialità infinite ma animato da scarsa voglia di rischiare.
Qualche esempio? Direi che c’è solo l’imbarazzo della scelta, a cominciare dagli agognati parcheggi, per passare al controverso tram e continuare col riordino dei mercati delle piazze. Tutte questioni che hanno raccolto pareri trasversali, lacerando la società, la politica e le stesse categorie economiche padovane (non esclusi i commercianti), finendo per confinare tutto in una sorta di “limbo dell’indecisione” che di certo non aiuta.
Questa premessa per affrontare il “caso del giorno”, ovvero il dibattito sollevato dal progetto dell’assessorato al commercio per un’apertura festiva degli esercizi del centro storico.
Un’idea che, ho avuto modo di dire, mi trova favorevole e vedo di spiegare il perché.
Assodato che, per mille motivi, i giorni di festa sono diventati i giorni dello shopping, non capisco perché un “centro commerciale naturale” com’è il centro storico di Padova non possa proporsi come concorrente dei centri commerciali che sono sorti come funghi nell’arco di questi ultimi decenni.
Si dice: ma se “devono” tenere aperto anche la domenica, quando mai possono riposare i commercianti che insistono nell’area interessata dal provvedimento?
E’ su quel “devono” che, ritengo, si sia fatta e si faccia abbondante confusione.
Nel progetto non esiste nessun obbligo e, d’altronde, non potrebbe esistere. In effetti si tratta di scelte volontarie che, ad esempio, da tempo immemore hanno fatto i commercianti dell’area del Santo che, evidentemente, hanno trovato che la somma algebrica tra i costi ed i ricavi propende verso questi ultimi.
Già adesso, per le aperture domenicali di fine anno, c’è una tendenza ad aprire i negozi il pomeriggio quando la gente è più numerosa e con il numero crescono anche le possibilità di shopping.
Si tratta dunque di valutare, non tralasciando di coinvolgere, nell’idea, anche i collaboratori che di sicuro non possono essere costretti a lavorare nei festivi ma che possono, altrettanto sicuramente, trovare il loro tornaconto in una nuova opportunità.
Sgombrato il campo da questi dubbi, resta la questione di fondo, ovvero: è legittimo proiettare Padova in una visione autenticamente turistica o dobbiamo continuare a pretendere di entrare nei percorsi turistici senza mai adeguare la nostra offerta commerciale e di servizi?
Evidente che taluni esercizi non siano per nulla interessati all’apertura festiva, ma è altrettanto evidente che molti altri lo siano. Di più: il concetto di apertura festiva viene tagliato addosso ad una ben definita area del centro storico, quell’area, a mio giudizio, che può realmente aspirare a diventare un percorso turistico degno di questo nome.
Si può, su queste basi, avviare una sperimentazione? Io ho creduto di dover dire di sì all’assessore Pieruz, con lo stesso spirito con cui mi sento in dovere di pensare al commercio padovano come ad un “unicum” che ha illustri trascorsi storici ma che rischia l’involuzione. Ma anche con la nemmeno tanto segreta speranza che anche “a palazzo” ci si muova nel senso di una modernità che stenta a fare capolino. Vale poco, infatti, attivare il commercio festivo se poi tutto viene vanificato dall’assenza dei parcheggi. A quel punto, anche il più bendisposto consumatore, preferirà i comodi parcheggi dei centri commerciali ed il turista, suo malgrado, continuerà a girare in una Padova desolatamente chiusa.

* Presidente Ascom Padova

 18 ottobre 2006

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