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ASSEMBLEA CONFCOMMERCIO SULLA FINANZIARIA: 
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE CARLO SANGALLI

il presidente Fernando ZilioCaro Presidente,
ho pensato di scriverti questa breve nota nella convinzione che non sia superfluo ritornare sulla manifestazione nazionale di martedì.
Partirei dagli aspetti positivi, se non altro perché, in un momento critico per tutti noi, un po’ di ottimismo non può che contribuire a tenere alto il morale
Per cui: bene l’idea della manifestazione nazionale e bene, soprattutto, i punti che tu hai, con competenza ed indubbia capacità, toccato nel corso della tua ampia e circostanziata relazione.
Ma purtroppo gli aspetti positivi si fermano qui ed, anzi, per certi aspetti, vengono adombrati dalla gestione che della manifestazione si è voluta dare.
Non ti nascondo che i 200 associati padovani che sono scesi a Roma convinti di dare un messaggio forte al Governo, sono rimasti delusi.
Delusi dal clima asettico che non gli ha consentito di esprimere la loro vivacità. Impediti dal manifestare all’esterno, sono stati, in qualche misura, persino impediti di manifestare all’interno, confinati nell’anello alto dell’auditorium quasi che la nostra scenografia fosse più di disturbo che non di sostegno. Addirittura il gruppo è stato affiancato da “body guard” pronti a “sedare le nostre intemperanze”. Capisco che Padova, in questi giorni, goda della ribalta nazionale per tutta una serie di episodi poco piacevoli, ma ritenere che anche da associati alla Confcommercio, pur se targati Padova, possa venire la “destabilizzazione” dell’assemblea, mi è sembrato francamente un po’ troppo.
Sinceramente, avrei creduto che la nostra mobilitazione venisse presa ad esempio più che limitata. Avrei creduto che il Presidente nazionale venisse non dico a omaggiarla, ma almeno a salutarla. 
Non solo: mi ero configurato una manifestazione democratica, fatta di interventi di qualche rappresentante ed invece mi sono trovato a dover giustificare, nei confronti dei colleghi, un atteggiamento un tantino “bulgaro”.
Non volermene, ma credo che non sia questo lo spirito giusto per dare della Confcommercio un’immagine forte e propositiva.
Nel nostro piccolo, a Padova, abbiamo smosso mari e monti perché la stampa focalizzasse la sua attenzione nei confronti della protesta della Confcommercio e credo che, pur con tutti i nostri limiti, ci siamo riusciti. Non posso dire altrettanto del livello nazionale, anche se non mi meraviglio. Per certi versi hanno fatto più rumore i commercialisti dei commercianti forse per il solo fatto che hanno avuto un briciolo di coraggio.
Credimi: le mie non vogliono essere critiche rivolte per il gusto di criticare, ma perché sono convinto che ci sia una base che non attende altro che di essere messa nella condizione di sentirsi parte attiva di un progetto sindacale.
A Padova, nel corso di quest’ultimo anno, tornando a fare sindacato, abbiamo riavvicinato all’Associazione tanti colleghi scontenti e la partecipazione massiccia alla trasferta romana (non alla gita, perché i tempi erano talmente stretti che non siamo nemmeno riusciti a visitare San Pietro) testimonia di questa voglia di tornare ad essere protagonisti del proprio futuro.
Se il vertice confederale non coglie questo fermento positivo io non posso che dispiacermene, ma non rinuncio a proseguire su questa strada nella convinzione che l’associazionismo nel mondo del commercio, del turismo e dei servizi sia un patrimonio da coltivare e da promuovere.
Concludo sottolineando un semplice aspetto: di ritorno dalla manifestazione, tra i partecipanti, sono stati raccolti 2.600 euro che verranno destinati alla nostra iniziativa “Il Faro per l’Istituto Oncologico Veneto” che ha permesso l’acquisto di una piattaforma oncologica fondamentale nella lotta ai tumori.
Dirai: cosa c’entra? C’entra. Perché impegno associativo e solidarietà sono le facce del carattere di questa meravigliosa gente che tutti noi rappresentiamo ma che tu, da Presidente nazionale, devi sentirti orgoglioso di rappresentare in tutte le situazioni.
Scusami se Padova continua a non unirsi al coro, ma da che mondo è mondo, sono sempre stati i leali (scomodi, ma leali) quelli che hanno messo sull’avviso. Gli “yes men” non hanno mai contributo a far fare nessun passo avanti.
Con immutata stima

Fernando Zilio

 

 21 novembre 2006

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