LO “SBARCO” DI NUOVI NEGOZI A PADOVA
ZILIO (PRESIDENTE ASCOM): “SE SI INVESTE SIGNIFICA CHE PER IL CENTRO C’E’ FUTURO, PURCHE’ LE REGOLE SIANO UGUALI PER TUTTI”
Le aperture di nuovi negozi in centro?
“Ben vengano –dichiara il presidente dell’Ascom, Fernando Zilio-: significa che Padova è una piazza appetita e che per l’area centrale cittadina, nonostante i mille problemi legati alla viabilità e ai parcheggi, c’è ancora futuro”.
Per il presidente dell’Ascom, sia la novità assoluta rappresentata da Zara
che il “restyling” di Ovs, sono dunque fattori positivi per una città che –ribadisce- “non deve certo preoccuparsi di una maggiore offerta nel centro cittadino. Semmai sono i centri commerciali situati all’esterno quelli che devono destare la nostra preoccupazione”.
In effetti, se a maggiore offerta, corrisponderà, come si spera, anche maggiore richiamo, l’interesse sarà generale.
“In ogni caso –continua Zilio- lo sbarco in grande stile di grandi marchi del commercio internazionale deve un po’ anche farci riflettere non solo sulla nostra capacità (e volontà) di investire sul
“prodotto Padova”, ma anche sulla necessità che la città, a causa del degrado e della criminalità, non perda la sua caratteristica di città commerciale numero uno del Nordest”.
Dunque l’importante è che si continui ad investire. Semmai un’attenzione particolare va rivolta alle regole.
“Su questo non deroghiamo –aggiunge il presidente-: le regole devono essere uguali per tutti, così come lo devono essere gli orari. Purtroppo, sotto questo profilo, continuiamo ad osservare una certa “distrazione” da parte dello Stato nei confronti dei piccoli esercizi. Ne è un caso lampante la recente legge sul lavoro nero e gli straordinari che, nel lodevole tentativo teorico di mettere un freno all’occupazione senza regole, di fatto “criminalizza” i piccoli negozi se estendono le ore straordinarie dei propri dipendenti con l’assurdo di prevedere addirittura la chiusura dell’esercizio. Una norma che è palesemente discriminatoria visto che non sanziona con altrettanta severità l’impresa che, ad esempio, su 200 dipendenti ne fa lavorare “in nero” 39! In altre parole: lo Stato deve guardare alla realtà delle cose e ricordare che, in ultima analisi, è solo il comparto del terziario quello che sta facendo segnare saldi positivi in termini occupazionali”.
6 settembre 2007
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