SU “ASCOM INFORMA”, IL MENSILE DELL’ASSOCIAZIONE COMMERCIANTI DI PADOVA, L’INDAGINE TRA GLI OPERATORI DEL SETTORE SULLE APERTURE SERALI E FESTIVE.EMERGE UNA SOSTANZIALE CONTRARIETA’, ANCHE SE…
Contrari. Ma non per partito preso.
L’indagine promossa dall’Ascom su un campione di 296 esercizi commerciali della città e della provincia e pubblicata sul numero di luglio di “Ascom Informa”, il mensile dell’Associazione Commercianti, conferma la contrarietà della categoria alle
aperture domenicali e anche a quelle serali, ma i motivi non sono esattamente quelli che ci si attenderebbe.
Certo, l’80,7 per cento dei commercianti della città e l’87,5 per cento di quelli della provincia sono contrari all’apertura domenicale e ben l’83,2 per cento in città ed il 72,5 per cento in provincia è contrario anche alle aperture serali, ma in quest’ultimo caso più che i motivi economici (che pure sono presenti) a pesare è il problema della sicurezza.
In pratica: di sera si potrebbe anche aprire (9,3 per cento in città e 7,5 per cento in provincia una volta la settimana; 7,5 per cento in città e ben 20 per cento in provincia più volta la settimana), ma se la delinquenza ed il degrado si confermano nelle dimensioni attuali vale la pena lasciar perdere.
Insomma dai commercianti arrivano risposte “ragionate” e, soprattutto, considerazioni. Per cui risulta plebiscitario (90% in città, 92,5 per cento in provincia) considerare la domenica di apertura un qualcosa destinato a catturare un cliente occasionale ma non certo un cliente da “fidelizzare”.
Pragmatici non si nascondono che, per motivi economici (studi di settore?) potrebbero essere costretti ad
aprire anche nei giorni festivi (37,6% in città, 34,2% in provincia), anche se ritengono che il vero obbligo (28,4% in città, 34,2% in provincia) potrebbe derivare da un’apertura generalizzata che li costringerebbe a rivedere il proprio pensiero.
Più sofisticato il giudizio, invece, di un buon 13,8 per cento di esercizi cittadini che non sarebbero contrari all’apertura domenicale purchè migliorassero i trasporti, venisse valorizzata l’offerta commerciale, in altre parole: non fossero lasciati soli in questo progetto di rinnovamento dello shopping in città.
Quasi il 20 per cento in città e poco più del 10 per cento in provincia resta invece granitico nelle sue convinzioni e risponde, senza esitazione, che l’apertura domenicale non la farebbe mai!
Ma perché non aprire di domenica?
Per la stragrande maggioranza (56,9% in città, addirittura 72,2% in provincia), perché la domenica è giusto dedicarla al riposo. Un riposo “laico” se è vero, come è vero, che solo il 3,7% in città e l’8,3% in provincia aggancia il problema ad aspetti di carattere religioso. Più consistente, infine, la quota di chi, dietro un’apertura domenicale, vede problemi di natura organizzativa ed economica (dipendenti da turnare e da pagare con maggiorazione): ben il 37,6% in città ed il 19,4% in provincia.
Dulcis in fundo, l’orario continuato. Qui i commercianti si dividono decisamente tra città e provincia con la prima che taglia in due la torta dei favorevoli e dei contrari (48,6% i contrari, 46,8% i favorevoli) e la seconda, ovvero la provincia, che rimane ancora saldamente ancorata alla tempistica apro-chiudo- riapro e chiudo definitivamente: ben il 66,7 per cento infatti resta contrario all’orario continuato.
9 luglio 2007
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