LA PIATTAFORMA DIAGNOSTICA DONATA DAL “FARO PER LO IOV” ALL’ISTITUO
ONCOLOGICO VENETO HA GIA’ GIOVATO A 40 DONNE AFFETTE DA CANCRO ALLA MAMMELLA.
IL PROF. AMADORI: “SERVONO FONDI PER FAR RESTARE I GIOVANI RICERCATORI”.
IL PRESIDENTE DELL’ASCOM, ZILIO: “ABBIAMO CHIESTO CHE LA NOSTRA INIZIATIVA DIVENTI L’INIZIATIVA DI TUTTA LA CONFCOMMERCIO VENETA”
Quaranta. Tante sono le pazienti affette da tumore alla mammella che hanno trovato un aiuto concreto nella piattaforma diagnostica donata dall’Associazione “Il Faro per lo Iov” all’Istituto Oncologico Veneto.
Seconda in Italia ad essere installata, ma già ampiamente diffusa in Europa e negli Stati Uniti la piattaforma, che permette di individuare la presenza di cellule tumorali nel circolo sanguigno, è dunque ormai a regime e l’occasione del consiglio di amministrazione dell’Associazione voluta dall’Ascom, è stata l’occasione per tracciare un primo bilancio, sicuramente positivo.
A riassumere i termini dell’impegno del “Faro” e a valutare i primi risultati di una collaborazione che non si ferma certamente a questo primo intervento, sono stati il prof. Alberto Amadori ed il presidente dell’Ascom, Fernando Zilio.
“Abbiamo finora esaminato circa una quarantina di pazienti –ha detto Amadori- che hanno tratto sicuro vantaggio dalla disponibilità di un parametro che può indirizzarle in maniera più mirata a certe terapie, permettendo quindi quello che oggi è considerato essenziale, ossia il modellamento di ogni approccio terapeutico alla situazione individuale della paziente. Certo, 40 può sembrare un numero “debole”, ma invece va letto in senso molto positivo perché significa che questa forma di malattia colpisce, per fortuna, in maniera limitata”.
Certo, la battaglia contro i tumori si presenta lunga e difficile, ma anche dalla generosità dei privati e da iniziative come quelle dell’Ascom possono giungere segnali molto rassicuranti.
“Quella che è stata un’idea dei commercianti dell’Ascom di Padova –ha aggiunto il presidente Zilio- spero diventi a breve l’impegno dei commercianti veneti. In questo senso ho investito della questione il nuovo presidente della Confcommercio veneta, Morando, che si è detto convinto della necessità di operare nel solco da noi tracciato. D’altra parte lo I.O.V. è a Padova ma è l’Istituto Oncologico “Veneto” e contribuire, nel nostro piccolo, a portarlo all’eccellenza, non può che essere l’obiettivo di ogni cittadino di questa regione”.
Che sia un obiettivo condiviso anche dai non commercianti, lo testimoniano le donazioni di singoli e gruppi, ma soprattutto le raccolte effettuate ad hoc nel corso di manifestazioni.
Dunque la mobilitazione non manca. Quella che manca, però, è la serenità che deriverebbe da una maggiore disponibilità della classe dirigente nei confronti della ricerca.
“Non è un mistero per nessuno –ha ricordato Amadori- che la ricerca sia confinata in Italia nel ruolo di Cenerentola. Purtroppo non si può pretendere che un giovane ricercatore possa resistere alle lusinghe che vengono dall’estero quando percepisce un assegno inferiore a mille euro mensili”.
Serve perciò investire, oltre che su attrezzature tecnologicamente avanzate, sulle risorse umane e questa potrebbe essere, sempre a giudizio di Amadori, la “mission” del “Faro per lo Iov”.
“Fondamentalmente –ha detto il professore- bisogna essere ottimisti. Sinceramente, quando mi sono presentato al presidente Zilio per chiedere un contributo per l’acquisto della piattaforma diagnostica, mai mi sarei aspettato di trovarmi di fronte alla disponibilità piena di un’intera associazione che la macchina l’ha acquistata subito. Per cui voglio credere che l’impegno comune proseguirà anche con l’obiettivo di trattenere tanti bravi giovani che, con grande beneficio per tutti, potrebbero rimanere a fare ricerca nel nostro Istituto”.
30 marzo 2007
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