NUOVA LEGGE CAPESTRO SULLE PICCOLE IMPRESE: RISCHIANO LA CHIUSURA SE FANNO FARE PIU’ STRAORDINARI AI DIPENDENTI.
ZILIO (PRESIDENTE ASCOM): “ACCANIMENTO CONTRO LE PICCOLE IMPRESE”
“Il riposo è sacrosanto, ma ricordiamoci che questa è pur sempre una Repubblica che si fonda sul lavoro. Penalizzare oltremisura chi comunque documenta ciò che fa, significa aprire un pericoloso varco nei confronti del lavoro nero che, paradossalmente, potrebbe trarre nuova linfa da un provvedimento legislativo che, nelle intenzioni, dovrebbe contrastarlo”.
Non è ovviamente tenero con la legge 123 (entrata in vigore lo scorso 25 agosto), Fernando Zilio, presidente dell’Ascom di Padova, alla quale si stanno rivolgendo, decisamente preoccupati, molti datori di lavoro commerciali.
Alla base della preoccupazione ciò che stabilisce la norma, ovvero che si rischia la chiusura del negozio se si viene pizzicati col 20 per cento di lavoratori in nero, se non si rispettano le norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro (“E questo mi sembra indiscutibile –rimarca Zilio-), ma anche se si superano gli orari di lavoro.
“In pratica –continua il presidente dell’Ascom- rischia la chiusura dell’esercizio sia il “bandito” che fa lavorare in nero un quinto dei propri dipendenti, sia l’imprenditore ligio alle norme ma che, magari per un picco di lavoro, chiede al proprio collaboratore di rimanere in negozio qualche ora in più”.
“Purtroppo siamo alle solite –aggiunge il presidente dell’Ascom-: c’è un accanimento nei confronti delle piccole imprese che ogni qualvolta si trovano a dover fare i conti con leggi che mettono tutti nel calderone, finiscono per essere le uniche e rimetterci. In altri termini: un’azienda con 200 dipendenti che ne fa lavorare in nero 39 non chiude, un commerciante che ha un solo collaboratore e gli chiede di lavorare assieme a lui tre domeniche di seguito nel periodo natalizio (peraltro pagandogli, come giusto, gli straordinari), è soggetto alla chiusura dell’esercizio”.
Insomma, si guarda alla pagliuzza e ci si dimentica della trave.
“Ciò che mi preoccupa –sostiene Zilio- è che, come al solito, per far vedere che le norme funzionano, si facciano i controlli solo in questa parte del territorio nazionale, lasciando libertà di lavoro nero e di mancata sicurezza là dove, invece, si sa benissimo che le leggi dello Stato vengono rispettate a corrente alternata”.
Serve dunque una riformulazione della norma e, soprattutto, serve smetterla di puntare il dito solo su chi, in buona sostanza, il proprio dovere lo fa”.
“La politica del “dàgli ai soliti noti” –commenta Federico Barbierato, direttore generale dell’Associazione, in questi giorni impegnata a far fronte alle molte richieste di rassicurazioni da parte degli associati- pagherà forse nel breve (lo vediamo dai tanti “tesoretti” che il governo si ritrova tra le mani), ma è foriero di danni enormi per il futuro. Se, come dicono le statistiche, più dei due terzi dei nuovi occupati trovano posto nel terziario (che resta pur sempre il settore con la minore incidenza di infortuni in assoluto), non è certo con queste iniziative che si contribuisce a favorire l’espansione del comparto. Semmai si creano le condizioni per una sua involuzione”.
“In ogni caso –conclude Barbierato- guardiamo con attenzione e fiducia all’incontro chiesto da Confcommercio al Ministro Damiano al fine di correggere le storture più evidenti della norma”.
31 agosto 2007
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