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PREZZI DELL’ORTOFRUTTA.
IL PRESIDENTE DELL’ASCOM, FERNANDO ZILIO: “IL COMMERCIO NON ACCETTA PIU’ L’ACCUSA GENERICA DI DISONESTA’. 
CHI HA PROVE FACCIA NOMI E COGNOMI, ALTRIMENTI PENSEREMO NOI AD UNA TUTELA LEGALE PER IL NOSTRO BUON NOME”

Prezzi ortofruttaContinua il pressing sul fronte dei prezzi.
“Solo che –dichiara il presidente dell’Ascom, Fernando Zilio- il gioco comincia a farsi sporco e la nostra pazienza sta per raggiungere il limite”.
Salita la tensione a causa dei blitz degli uomini della Guardia di Finanza che sono piombati nottetempo prima al Maap di Padova o poi al mercato di Treviso, la “questione prezzi”, dopo aver avuto per qualche mese il pane come obiettivo principe, ha spostato la propria attenzione sull’ortofrutta.
“Purtroppo –continua il presidente dell’Ascom- ai controlli legittimi delle Fiamme Gialle hanno fatto seguito dichiarazioni ed interventi da parte di diversi soggetti che non solo si rifiutano di considerare la realtà, ma per obiettivi di visibilità da una parte e di appropriazione di quote di mercato dall’altra, mettono i consumatori nella condizione di guardare al commercio come ad un concentrato di gente disonesta”.
“Ebbene –continua Zilio- il termine “disonesto” deve essere ponderato e dal momento che io devo difendere non solo gli interessi ma anche il buon nome dei commercianti, chiedo a quanti hanno il vezzo della dichiarazione facile non suffragata dai fatti, di smetterla una buona volta di tacciare di “disonestà” i commercianti in senso generale. Se hanno prove di disonestà palese facciano nomi e cognomi e noi saremo i primi a mettere al bando tali soggetti. Ma se non li hanno si astengano dal gettare fango su una categoria che, a questo punto, è nel proprio diritto se crederà opportuno muoversi anche su un piano di tutela legale”.
Insomma, basta con le accuse a pioggia, anche perché, a fronte di paventati aumenti nell’ordine del 45 per cento, al Maap, in questi giorni la realtà è ben diversa.
“Rispetto al 7 febbraio –continua Zilio- ieri i cavoli erano stati ribassati del 25 per cento ed il radicchio costava circa la metà di quanto non fosse valutato lo scorso anno, pari periodo. Mi si perdoni poi se sorrido di fronte alla richiesta del doppio prezzo sui cartellini: alla produzione e al dettaglio finale. In questo caso direi che possiamo fare di meglio: mettiamoci anche il prezzo del seme, così la gente capisce anche quanto intasca il contadino! E non si lamentino poi agricoltori e consumatori se non è specificato il costo della manodopera, quello dei carburanti, quello del trasporto perché altrimenti anche noi vogliamo che vengano indicati i costi della manodopera, dell’energia, dell’acqua, delle assicurazioni, delle tasse rifiuti, di quelle normali, degli affitti e… mi fermo qui per decenza!”
Insomma: basta provocazioni. 
“Se poi l’obiettivo, come credo –conclude Zilio- sono i “farmers market”, cioè i mercatini degli agricoltori (a proposito: anche loro coi cartellini o esenti anche da quelli oltre che dalle tasse, dagli scontrini e dagli studi di settore?), lo dicano senza fare del terrorismo spicciolo nei confronti dei consumatori che, nella migliore delle ipotesi, non comprano più nulla. Con buona pace nostra, ovviamente, ma anche di quelli che rischiano di ritrovarsi i prodotti sui campi, invenduti, per aver gridato “al lupo, al lupo” anche quando il lupo, è dimostrato, non esiste proprio”.

26 febbraio 2008

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