IL “DIARIO DELLA CRISI” DELL’ASCOM CONFERMA IL MOMENTO DIFFICILE: LIEVE MIGLIORAMENTO DEI CONSUMI PER IL COMPARTO ABBIGLIAMENTO, DOPO UNA DISCESA VERTIGINOSA NEI MESI DI MARZO E APRILE.
BENINO (O COMUNQUE MENO PEGGIO) I PUBBLICI ESERCIZI
Le parole del Governatore di Bankitalia, Draghi, pronunciate questa mattina a Palazzo Koch, riecheggiano nel “Diario della crisi” dell’Ascom: per la ripresa dei consumi bisognerà aspettare, e anche se il baratro della spirale senza fine al ribasso sembra scongiurato, si tratta per lo più di valutazioni piuttosto che di dati certi.
Ad affermarlo è, per l’appunto, il nuovo osservatorio Ascom denominato “Diario della crisi” che, attraverso un questionario somministrato periodicamente ad un campione di circa 250 imprese associate della città e della provincia, prova a monitorare l’andamento non solo dei consumi, ma anche dell’occupazione e degli investimenti.
Nel primo “report”, elaborato al termine di una raccolta dati effettuata tra l’ultima settimana di aprile e le prime due di maggio su un campione di 241 aziende distribuite uniformemente sul territorio e che comprende categorie sia del food che del non food, è emerso uno spaccato piuttosto variegato ma non per questo meno chiaro.
Complice anche una stagione non particolarmente favorevole nei mesi di marzo e aprile, la crisi dei consumi si è abbattuta pesantemente soprattutto nel comparto dell’abbigliamento ed in quello della casa, inteso nella sua accezione più ampia (quindi dalla compravendita di immobili fino all’arredamento e ai tessuti).
Stabilità invece nei comparti dell’alimentare e dell’elettronica e segno positivo (anche se siamo nell’ordine dello “zero virgola” o poco più), per i pubblici esercizi e per gli studi di consulenze aziendali, assicurazioni e servizi all’impresa in generale.
Esiste comunque, anche se in misura ridotta, una percentuale di operatori in crisi vera. Vanno ricercati tra coloro che non hanno il negozio di proprietà e tra quelli che, pur di sopravvivere al momento negativo, sarebbero anche propensi, estrema “ratio”, a ridurre l’orario di lavoro ai propri collaboratori o ancora vedersi costretti a non rinnovare un contratto in scadenza. Casi rari, come si diceva, che rappresentano comunque l’eccezione alla regola del “primo, non licenziare” sia perché i collaboratori “sono persone e non numeri”, sia perché una professionalità, magari sviluppata in anni di lavoro, non si rimpiazza così facilmente.
Ma veniamo al dettaglio.
Per quanto riguarda l’abbigliamento gli operatori, nonostante la débacle di marzo e aprile, prevedono un incremento con lo stabilizzarsi della bella stagione e con il desiderio di rinnovare il guardaroba.
L’alimentare a Padova e in provincia “tiene”. Si sono comunque ridotte le quantità dei prodotti in vendita, sintomo di una certa prudenza da parte delle famiglie.
Benino (o comunque meno peggio) i pubblici esercizi, in particolare i bar sia della città che della provincia che, in taluni casi, hanno incrementato, con l’avvio dell’estate, l’occupazione soprattutto della fascia giovanile.
Come stanno reagendo alla “crisi” i nostri operatori?
Una cosa è certa: non demordono. Piuttosto cercano di fidelizzare il più possibile i propri clienti, non abbandonando la qualità del prodotto e ed anzi migliorandola con un occhio particolare ai servizi aggiuntivi che si possono includere.
Investimenti in vista per il 2009: il 60% non intende investire e attende il 2010, il 27% ha intenzione di investire (ma teme di non avere gli istituti di credito al proprio fianco), mentre il 13% investirà comunque.
Come stanno affrontando il periodo economico non particolarmente favorevole gli operatori, o meglio qual è il rapporto con il cliente?
Il rapporto con il cliente è solido e l’operatore del commercio e del turismo tende a migliorare sempre di più la qualità dei servizi offerti, in alcuni casi offrendo scontistiche particolari con l’introduzione di premi fedeltà.
In particolare, ben il 70% degli operatori, pur di mantenere la propria clientela, tende a introdurre miglioramenti riguardo la qualità (nell’alimentare c’è maggiore attenzione in ciò che si va ad acquistare e quindi una maggiore contrattazione con i propri fornitori, cercando di spuntare un buon prezzo per un prodotto di alta qualità).
IL 22% punta invece sulla fidelizzazione attraverso iniziative di vario genere, mentre l’8% preme l’acceleratore sulle promozioni.
3 giugno 2009
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