TANTA GENTE PER IL SANTO, MA LA FIERA DI DOMENICA DELUDE GLI AMBULANTI.
SATTIN (FIVA-ASCOM): “IL 70 PER CENTO DEI 160 BANCHI APPANNAGGIO DEGLI OPERATORI EXTRACOMUNITARI CON MERCE DI SCARSA QUALITA’ ED INEVITABILI COMMENTI NEGATIVI DEI POTENZIALI ACQUIRENTI”.
RICHIESTO UN CAMBIO DI REGISTRO “PER NON FAR PERDERE AI MERCATI VALORE COMMERCIALE, MA ANCHE SOCIALE E CULTURALE”
Le stime non tutte coincidono ma offrono comunque un quadro esaltante per il Santo: 100/150 mila persone il giorno del patrono, almeno 70 mila il giorno successivo.
Si potrebbe dire: meno male che c’è Sant’Antonio a portare un po’ di ottimismo sul fronte del turismo padovano con corollario di buoni affari per i negozi ed i pubblici esercizi che hanno ritenuto opportuno sfruttare la ricorrenza.
Insomma, un risultato complessivamente positivo che non sembra, però, avere contagiato il settore del commercio ambulante che, se nella giornata di sabato ha potuto presentare un mercato importante, con una tipologia di prodotti adeguati, domenica, giornata di fiera vera e propria visto che il sabato era giorno di mercato normale, si è scontrato con una presenza esagerata di operatori cinesi (quasi il 70 per cento dei 160 banchi erano appannaggio di operatori extracomunitari) e con la sempre più invadente presenza dei vu’ cumprà.
“Purtroppo –commenta Ilario Sattin, presidente degli ambulanti della Fiva Ascom di Padova- la fiera di domenica ha denunciato, in modo inequivocabile, la necessità di cambiare registro. Non è possibile, infatti, sentire nei commenti dei potenziali acquirenti provenienti, peraltro, da tutta Italia e anche dall’estero, giudizi assolutamente negativi nei confronti della qualità della merce e, per riflesso, anche della piazza padovana”.
Dunque, è necessario cambiare.
“Va fatta una profonda riflessione –prosegue il presidente degli ambulanti padovani- sia su cosa oggi debba essere una fiera come può essere quella del Santo, sia su cosa sia necessario fare per ridare al commercio su area pubblica nuovo vigore visti anche i buoni risultati conseguiti nel momento in cui si propongono iniziative che si fondano sulla qualità”.
“Dispiace rilevare –conclude Sattin- come la mancanza di normative in grado di tutelare le caratteristiche precipue dei nostri mercati porti ad un abbattimento del loro valore non solo commerciale ma anche sociale e culturale con tutte le conseguenze che ne derivano. Da qui la nostra richiesta per un più attento controllo sia delle merci esposte (compresa la tossicità di taluni prodotti), sia della loro provenienza. Senza contare, infine, che un contrasto reale nei confronti dei vu’ cumprà si impone a tutela di chi opera nel rispetto delle norme”.
18 giugno 2009
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