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Billè: “E’ ora di uscire dalla caverna delle illusioni”
La Confcommercio ha tenuto il 3 luglio a Roma la sua sedicesima Assemblea Generale,
aperta dal discorso del presidente Sergio Billè. Sono intervenuti i
rappresentanti delle 103 organizzazioni provinciali, delle 21 unioni regionali e
delle 153 organizzazioni nazionali di categoria aderenti a Confcommercio, oltre
a numerosi esponenti delle istituzioni, del Governo, della pubblica
amministrazione, dei partiti, del mondo bancario e imprenditoriale, per un
totale di oltre mille partecipanti. In particolare erano presenti il presidente
del Consiglio, Silvio Berlusconi; il presidente del Senato, Marcello Pera; il
presidente della Camera, Pierferdinando Casini; il vicepresidente del Consiglio,
Gianfranco Fini; il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta;
i ministri Alemanno, Gasparri, Lunardi, Maroni, Martino, Marzano, Matteoli,
Sirchia, Stanca e Tremonti; il procuratore nazionale Antimafia, Pierluigi Vigna;
i segretari generali della Cgil, Guglielmo Epifani, della Cisl, Savino Pezzotta,
della Uil, Luigi Angeletti.
La relazione del presidente Billè è stata un’ampia riflessione sull’attuale
situazione economica del Paese, sui suoi problemi e sulle prospettive future.
“Il nostro Paese – ha esordito Billè -deve oggi sopportare un carico di problemi
assai rilevante e anche per questo si è creato, un clima di palpabile e diffusa
incertezza. Vorremmo poter guardare al futuro in positivo. Ma purtroppo non ci
sono segnali che possano ancora supportare questo ottimismo. Non sappiamo
nemmeno se il 2004 potrà davvero essere finalmente l’anno della svolta e del
rilancio”. “Una crisi – ha aggiunto - che sta avendo anche un forte impatto
sociale. Per questo molte famiglie si sono messe a vivere oggi nell’autarchia
spendendo solo l’indispensabile”. In questa difficile situazione, secondo il
presidente, maggioranza ed opposizione devono riuscire a trovare, “almeno su
alcuni dei punti nodali della crisi che stiamo vivendo, qualche forma di intesa
o almeno di non belligeranza”. “Fino a qualche anno fa – ha detto Billè - prima
degli attentati dell’11 settembre - sembrava credibile e alla portata di tutti
un progetto economico fondato solo su alti, diffusi e costanti tassi di
crescita. Ora questo progetto è scomparso da tutti gli schermi. Anche da quelli
delle famiglie. Sono in affanno, a cominciare da quella degli Stati Uniti, le
economie di mezzo mondo. Istituzioni come l’Onu, il Fondo monetario e la Banca
mondiale sembrano aver perso gran parte del loro potere. Tutti i sistemi sono in
difficoltà ma quelli che dispongono di minori difese immunitarie stanno pagando
per questa crisi un prezzo più alto”. “E’ il caso dell’economia italiana – ha
sottolineato il presidente - che, dopo aver seguito per anni rotte che
prevedevano solo itinerari di crescita e approdi sicuri, ha finito con
l’imballarsi. Sta tentando, tra un fortunale e l’altro, una difficile
navigazione a vista.
E bisogna dare atto al nostro Governo di aver fatto di tutto, in questi
frangenti, per tenere almeno dritta la barra del timone”. Di fronte a questo
scenario, per Billè è importante che il Governo proceda nella realizzazione del
suo programma di riforme: “sarebbe opportuno però che ci fossero, nella sua
azione, meno effetti annuncio e più atti concreti. Va aggiunto che non si può
dire che le Istituzioni europee ci abbiano fino ad ora fornito adeguati
supporti. Il tanto conclamato coordinamento delle politiche economiche ha,
infatti, prodotto molto fumo e poco arrosto. Per questo ci auguriamo che il
semestre a guida italiana serva a produrre qualche salutare scrollone con meno
chiacchiere, meno giramento di pollici, più progetti operativi, mano finalmente
alla politica”.
Billè ha quindi parlato delle prospettive della nostra economia, definite
“preoccupanti, perché ormai siamo sul filo di una vera e propria stagnazione che
potrebbe anche tradursi in qualcosa di peggio con un Pil che, a stento, potrà
crescere, nel 2003, solo dello 0,5%, cioè al di sotto della media europea”.
Tanti sono secondo Billè i problemi del Paese: dalla riforma federalista alla
caduta dei consumi, dalla politica del credito alla crisi della ricerca. Per il
presidente di Confcommercio, la “ricetta” che il governo dovrebbe utilizzare per
programmare una vera politica di sviluppo è quella di “utilizzare le risorse e
gli strumenti che ha a disposizione per venire incontro alle sempre più
pressanti esigenze di tutto quel sistema di imprese, distribuzione, servizi,
turismo, trasporti, su cui oggi fa perno gran parte della nostra economia”. “Che
il grande sistema che comprende le imprese della distribuzione, del turismo, dei
trasporti e di tutti i servizi non di gestione pubblica sia oggi l'albero motore
della nostra economia – ha detto Billè - è un fatto che dovrebbe essere ormai
acclarato. E’ ora di cambiare e Confcommercio farà di tutto per accelerare
quello che ormai appare come un ineludibile processo di cambiamento”. Poi il
presidente ha parlato delle riforme, la cui mancata realizzazione rischia di
frenare ulteriormente la ripresa economica. La prima è quella
dell’Amministrazione Pubblica: “nel 2002, le amministrazioni pubbliche hanno
assorbito il 47,2% del nostro prodotto interno lordo, 590 miliardi di euro. Con
un dettaglio non trascurabile: 551 miliardi, cioè il 93%, sono serviti a coprire
le sole spese correnti. Nello stesso periodo le spese per investimenti sono,
invece, diminuite dall’8,2% al 7,2%. La spesa corrente della Pubblica
Amministrazione continua cioè a drenare sempre maggiori risorse sottraendole
agli investimenti”. “Tra la riforma federalista e questi problemi – ha rilevato
Billè - c’è una stretta correlazione. Non basta definire, infatti, la mappa
delle competenze ma bisogna agire in modo da evitare duplicazioni di funzioni e
di spesa e di riprodurre sul territorio, quasi in fotocopia, un tipo di cultura
amministrativa che si è rivelato troppo costoso e scarsamente funzionale alla
crescita del sistema”. Quindi la riforma fiscale, che resta “ancora a mezz’aria
perché non è chiaro quali potranno essere i suoi reali tempi di attuazione”.
“Anche sui contenuti di questa riforma – ha detto Billè - ci sono alcune
riflessioni da fare che riguardano l’imposta sul reddito delle persone fisiche e
le imposte indirette”. Un’altra riflessione va fatta, secondo il presidente di
Confcommercio, sulle forme di compensazione nel gettito che verranno individuate
per consentire alle Regioni di abolire l'Irap: “una tassa sicuramente iniqua e
assurda perché colpisce proprio quelle imprese che oggi creano maggiore
occupazione. L’abolizione di questa tassa ci è stata promessa ma permettetemi di
fare come San Tommaso: ci crederò, quando la vedrò”.
Billè ha poi analizzato la questione del gap infrastrutturale tra il nostro
Paese e il resto d’Europa. “Le maggiori carenze – ha detto Billè - sono nei
settori della produzione dell’energia, degli acquedotti, delle comunicazioni,
del sistema viario, ferroviario, portuale, marittimo e di tutti gli altri
servizi di base. Queste carenze diventano poi, per il turismo, veri e propri
macigni e, nel Mezzogiorno, si trasformano in voragini”. “Una delle
infrastrutture di base oggi più carente non solo al Sud ma in tutto il Paese –
ha ricordato Billè - è quella dell’energia. Su questo versante stiamo pagando il
prezzo di incomprensibili e sciagurati errori e ritardi. I black out che si sono
verificati nei giorni scorsi e che sicuramente potranno ripetersi sono solo la
punta di un iceberg di una crisi assai più profonda e complessa. Mancano le
centrali e manca anche una politica che possa realizzare e in tempi brevi, la
necessaria diversificazione delle fonti di energia”. Per Billè, è comunque
positivo il fatto che sia finalmente decollata la liberalizzazione del mercato
dell’energia elettrica. Altro tema “scottante” quello della riforma del mercato
del lavoro, “un fatto ormai ineludibile”. “Primo, perché l’aumento della
flessibilità consente reali possibilità di sviluppo a tutto l’arco del sistema
produttivo e della società dei servizi. Secondo, perché offre finalmente anche
alle piccole e medie imprese un più ampio ventaglio di opportunità per
realizzare nuovi investimenti e per creare quindi anche nuovi posti di lavoro”.
“Il fatto che il referendum sull’estensione dei principi dell’articolo 18 alle
imprese fino a 15 dipendenti – ha sottolineato il presidente - non abbia avuto
il consenso della grande maggioranza degli elettori è un’ulteriore conferma
della giustezza di questa riforma”. Sul Welfare, Billè ha invece detto che
“l’obiettivo non può essere quello di sradicare questo diritto acquisito e che
fa parte del Dna della cultura europea ma di cercare renderlo compatibile con le
risorse del sistema. Per uscirne non resta che, da un lato, allungare l’età
pensionabile e ridurre il cuneo fiscale e contributivo sul lavoro, dall’altro,
far decollare la previdenza integrativa”. Altro nodo cruciale, quello della
giustizia: “il sistema attuale - ha detto Billè - non regge proprio più. E’
indispensabile quindi che tutto l’impianto giudiziario accelerando il suo
processo di modernizzazione, a cominciare dalla riforma del codice di procedura
civile, rafforzi almeno quattro dei suoi pilastri: l’efficienza, la rapidità nei
giudizi, la certezza delle pene e un grado di autonomia che sia di garanzia per
tutti i cittadini”. “E non posso certo ignorare – ha aggiunto il presidente - i
contraccolpi che, sul sistema paese, continua ad avere una criminalità
organizzata che, per forza e dimensioni, è oggi fra le più pericolose d’Europa,
forse del mondo. Almeno un quarto del sistema delle piccole e medie imprese è
costretto ogni giorno a fare i conti con questa drammatica realtà. E diventano
sempre più insostenibili i conti che bisogna fare con un abusivismo che continua
a restare fuori da ogni controllo. Devo dare atto al Governo di aver attivato
più incisive forme di contrasto, ma purtroppo continuano ad accadere, anche a
causa del cattivo funzionamento della giustizia e della sua incapacità di
garantire almeno la certezza delle pene, fatti di eccezionale gravità”.
“L’assassino di Ezio Bartocci, il gioielliere ucciso nel 1999 durante una rapina
nel suo negozio di via Padova a Milano, che, pure era stato condannato
all’ergastolo, è stato rimesso in questi giorni in libertà a causa delle sue
cattive condizioni di salute”. “Nessuno intende – ha precisato Billè -
ovviamente negare anche a questo assassino il diritto di essere curato, ma non
si comprende proprio il motivo per cui questa assistenza non avrebbe potuto
essere svolta da strutture che comunque impedissero a questo omicida di
riacquistare la sua piena libertà”. Sul problema dell’immigrazione, il
presidente ha chiarito che va combattuta con energia quella clandestina ma, al
tempo stesso, “è indispensabile, come già fanno da tempo altri Paesi europei,
utilizzare anche questo strumento per potenziare una forza lavoro di cui questo
Paese ha crescente bisogno”.
Billè ha quindi concluso il suo discorso ricordando la necessità di una politica
di riforme che vada in profondità e punti ad una reale trasformazione del
sistema. “Occorre – ha detto Billè -una politica che guardando in basso punti in
alto, cioè crei le condizioni per lo sviluppo di un sistema che sia finalmente
fondato sulla trasparenza e sull’equilibrio dei poteri. Solo in questo modo si
potranno creare i giusti presupposti per una reale democrazia economica”. “E’ un
processo – ha concluso Billè - che richiama alla memoria quello che Platone ha
descritto con il mito della caverna. Costretti a vivere per lungo tempo dentro
una profonda caverna gli uomini continuavano a pensare che le ombre proiettate
sulle pareti e illuminate da un raggio di luce che filtrava dall'esterno fossero
uomini e cose reali. Solo quando poi riusciranno a mettere piede fuori della
caverna comprenderanno che la realtà del mondo era, invece, cosa assai diversa
da quella rappresentata da quelle ombre”.
''L’ottimismo – ha tuttavia concluso Billè – è un sentimento che non ci
abbandona mai, fa parte sicuramente del Dna delle imprese rappresentate in
questa sala. Nel dizionario italiano che noi conosciamo non esiste la parola
declino”.
4 luglio 2003
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