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DIAMANTI: L'AUTORITÀ GARANTE SANZIONA LE BANCHE

DIAMANTI: MEGLIO FIDARSI DEL PROPRIO GIOIELLIERE.
TASINATO (PRESIDENTE FEDERPREZIOSI ASCOM PADOVA): “ATTENTI: NON SONO UN BENE D’INVESTIMENTO”.
L’AUTORITA’ GARANTE SANZIONA DUE SOCIETA’ E QUATTRO BANCHE PER 15 MILIONI DI EURO
“I diamanti non sono un bene d’investimento e per il loro acquisto è sempre bene affidarsi a professionisti del settore”.
Il presidente degli orafi e gioiellieri padovani dell’Ascom aderenti a Federpreziosi, Simone Tasinato, torna sull’argomento della vendita di diamanti operata anche attraverso istituti di credito.
“Le nostre sollecitazioni fanno data fin dal 2013 – continua Tasinato – e finalmente, verso la fine dello scorso anno, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è intervenuta sulle pratiche commerciali di alcuni importanti operatori italiani nel campo degli investimenti finanziari nella vendita di diamanti proposti come beni di investimento attraverso gli istituti bancari. Al riguardo l’Autorità ha ritenuto gravemente ingannevoli e omissive le modalità di offerta dei diamanti da investimento da parte di Intermarket Diamond Business – IDB S.p.A. e Diamond Private InvestmentDPI S.p.A., anche attraverso gli istituti di credito con i quali rispettivamente operavano: Unicredit e Banco BPM (per la prima); Intesa Sanpaolo e Banca Monte dei Paschi di Siena (per la seconda)”.
L’Autorità, nello stigmatizzare il comportamento delle due società e delle banche, non va tanto per il sottile e parla di “gravi scorrettezze riscontrate nelle informazioni fornite attraverso il sito e il materiale promozionale in merito al prezzo di vendita, all’andamento del mercato indicato in costante e stabile crescita, all’agevole liquidabilità e rivendibilità, alla qualifica dei professionisti come leader di mercato”.
“Ma c’è di più – continua il presidente di Federpreziosi Ascom Padova -. L’Autorità ha infatti ritenuto che il fatto che l’investimento fosse proposto dal personale bancario e che questo fosse presente agli incontri fra tali professionisti e i clienti abbia determinato molti consumatori all’acquisto senza effettuare ulteriori accertamenti”.
Di sicuro un danno per chi ha acquistato i diamanti, ma anche un danno per la categoria.
“Non vi è dubbio – insiste Tasinato – che il comportamento scorretto di queste società e delle banche in qualche modo abbia trasferito un’ombra anche sugli incolpevoli gioiellieri magari chiamati in causa in un secondo momento e che hanno il loro più importante patrimonio nel cliente e nella fiducia che questo ripone nei loro confronti. Le sanzioni comminate a società e banche (siamo nell’ordine dei 15 milioni di euro) sono dunque una giusta punizione e soprattutto mettono in chiaro l’importanza di acquistare presso chi è un professionista specializzato nel settore. Solo così si può avere la corretta informazione su ciò che si acquista. Una comunicazione opaca e tendenziosa (che purtroppo ha interessato anche molti padovani) ha diffuso la convinzione che il diamante possa essere considerato un bene d’investimento, creando non pochi danni, generando perplessità e incertezze nel cliente, arrivando anche a frenare la propensione all’acquisto”.
Come diceva Marilyn Monroe: “I diamanti sono i migliori amici delle ragazze”.
“E lo sono ancora – conclude Tasinato -. Ma attenti a ciò che si compra e, soprattutto, a dove si compra. In ogni settore il suo professionista”.


PADOVA 22 FEBBRAIO 2018