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CONTRO L'ABUSIVISMO DEI CINESI SERVE IL PRESIDIO

CONTRO L’ABUSIVISMO E LA CONTRAFFAZIONE L’ASCOM DI PADOVA AUSPICA CHE IL “MODELLO ARSEGO” POSSA ESTENDERSI ANCHE AGLI INGROSSO CINESI DI CORSO STATI UNITI.
IL PRESIDENTE BERTIN: “BATTAGLIA DURISSIMA MA CHE VA COMBATTUTA”
Arsego docet.
L’intervento massiccio di prevenzione dell’abusivismo attuato nei giorni scorsi alla centenaria fiera del paese dell’Alta Padovana, piace all’Ascom che, anzi, lo auspica come modello.
“Ciò che ad Arsego è avvenuto per merito della Guardia di Finanza di Cittadella e dalla polizia locale della Federazione del Camposampierese in collaborazione con i carabinieri della Compagnia di Cittadella – dichiara il presidente dell’Ascom, Patrizio Bertin – conferma una nostra idea che sosteniamo da anni: per combattere l’abusivismo e la contraffazione, l’unico deterrente efficace è il presidio. Arsego è un esempio, ma potremmo dire altrettanto del Liston a Padova dove la presenza costante della polizia municipale ha debellato il fenomeno”.
Bertin, nel sottolineare questi passaggi, non fa mistero di puntare il dito contro i centri cinesi che si spacciano per ingrosso ma che vendono al minuto, senza documentazione fiscale, che spesso e volentieri distribuiscono materiale contraffatto, tossico e dunque pericoloso per la salute.
“Ad Arsego – continua Bertin – memori di quanto successo nell’edizione del 2014 della fiera, si è giustamente voluto evitare che si riproponesse l’invasione dei venditori abusivi rincorsi dagli agenti in mezzo alla folla, ma qualsiasi fosse la motivazione non vi è dubbio che è stato il presidio ad allontanare i venditori abusivi”.

Un “metodo” applicabile, ad esempio, anche in corso Stati Uniti, nel bel mezzo della zona industriale di Padova?
“A mio giudizio credo proprio di sì – conferma Bertin – e l’obiettivo potrebbe essere raggiunto magari con un impegno interforze coordinato dalla Prefettura. Non penso servirebbe un grande dispendio di energie né un presidio di lungo periodo: un’auto al giorno davanti all’ingresso (un giorno per ciascuna delle Forze dell’Ordine) avrebbe il “potere” oltre che di sanzionare, anche di scoraggiare quanti si recano all’ingrosso cinese. Qualche giorno di affari in caduta potrebbero essere un contributo alla soluzione del problema”.
Se non altro su scala locale e comunque anche a tutela dell’attività del Centro Grossisti di via Portogallo (circa 500 le persone che vi lavorano) che della concorrenza sleale cinese patisce per primo le conseguenze. Perché poi, se si allarga l’orizzonte, la battaglia appare piuttosto ardua.
Come ha documentato (e continua a documentare) il giornalista/scrittore Antonio Selvatici, autore dei “Libri neri sulla contraffazione” che ha individuato in Padova una delle capitali del falso, i numeri sono impressionanti: il 74% della merce contraffatta è “made in China” e rappresenta l’8% del Pil della Repubblica Popolare. Il danno per il nostro Paese è enorme sia in termini di mancato fatturato (7 i miliardi di euro del mercato tarocco), che di posti di lavoro persi: ben 110 mila.
“Battaglia ardua – conclude il presidente dell’Ascom – ma che abbiamo il dovere di combattere a difesa delle nostre produzioni e del nostro commercio legale”.


Padova 23 ottobre 2015