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IL CONVEGNO PER PROGETTARE LE AREE INDUSTRIALI DISMESSE

5600 AREE INDUSTRIALI NEL VENETO E SEMPRE PIU' CAPANNONI DISMESSI. LE IPOTESI DI SOLUZIONE IN UN CONVEGNO A PADOVA CON DOCENTI UNIVERSITARI, IMPRENDITORI E POLITICI. L'ASSESSORE MARCATO: "CONDIVIDIAMO UN'IDEA DI FUTURO".
BERTIN (ASCOM): "NO ALL'EQUAZIONE CAPANNONE DISMESSO UGUALE CENTRO COMMERCIALE"
L'immagine è suggestiva e, al tempo stesso, inquietante: se mettete in fila le 5600 aree industriali del Veneto, distribuite nei 579 comuni presenti in regione, avrete bisogno di una strada lunga da Verona a Treviso e larga la bellezza (si fa per dire!) di tre chilometri!
Evidentemente troppo anche per un territorio come il nostro che a partire dagli anni '80 ha cementificato in lungo e in largo (413 chilometri quadrati, l'equivalente di un piccolo stato sovrano come Andorra) un territorio che sembrava destinato a moltiplicare il manifatturiero all'inverosimile ma che poi ha dovuto fare i conti con una crisi che ha svuotato buona parte dei capannoni nel frattempo sorti come funghi, favoriti dalla politica e anche dalle norme (leggasi legge Tremonti).
E adesso?
Se lo sono chiesti, nel corso di un convegno svoltosi questa mattina nella sede della Cassa di Risparmio di via VIII Febbraio ("Recupero e riqualificazione delle aree produttive venete: analisi del fenomeno e nuove politiche di sistema"), docenti universitari, imprenditori e politici chiamati attorno ad un tavolo davanti ad una sala gremita da Remo Realdon, presidente della Fondazione Radicanti e Ruzantini.
Dopo i saluti del prorettore dell'Università di Padova Antonio Parbonetti, del direttore del dipartimento di ingegneria Carlo Pellegrino, del vicepresidente della Provincia, Fabio Bui, dell'assessore comunale di Padova, Paolo Botton e dell'intervento del presidente di Confapi, Carlo Valerio, le valutazioni dell'assessore regionale Roberto Marcato.
"Dobbiamo condividere - ha detto l'assessore - un'idea di futuro. Paradossalmente abbiamo a che fare con migliaia di vincoli e, al tempo stesso, con un territorio crivellato. Dobbiamo prendere in mano la situazione, fare tesoro di alcune norme come quella sul commercio che ha offerto una chiave di lettura positiva del fenomeno ed agire di conseguenza".
Ma il piatto forte della mattinata è arrivato con le relazioni dei professori Pasqualino Boschetto, Alessandro Bove e Luciano Greco.
Il primo, Boschetto, impietosamente, ha sottolineato i numeri (quelli riportati all'inizio) che richiedono risposte non banali; il secondo, Bove, ha evidenziato come una mappatura del dismesso ci stia consegnando un territorio provinciale nel quale le aree produttive necessitano di una riconversione ed il terzo, Greco, ha offerto qualche ipotesi di soluzione, tutte interessanti, nessuna - come ha ribadito - di semplice realizzazione.
La tavola rotonda che ne è seguita ha visto confrontarsi, per la regia di Gilberto Muraro, Filippo Mazzei dell'Ance, Patrizio Bertin, presidente dell'Ascom, Fernando Zilio, presidente della Camera di Commercio e Giancarlo Piva, sindaco di Este, in rappresentanza dell'Anci.
E se per Mazzei non è possibile rinunciare al costruito (anche se il recupero è auspicabile ma abbisogna di diventare economicamente appetibile per gli investitori), per Bertin la logica "dismesso uguale centro commerciale" è semplicemente inaccettabile.
"Dobbiamo riqualificare i centri urbani - ha detto il presidente dell'Ascom - evitando di portare il commercio fuori dalle città".
Ampio ed articolato l'intervento del presidente della Camera di Commercio, Zilio, che si è detto convinto dell'urgenza, in questo come in altri casi, di evitare che i "campanili" la facciano da padrone in una regione che pur nel localismo spinto ha trovato una delle principali risorse.
Però, passato.
Il futuro sarà fatto soprattutto di aggregazioni, cosa auspicata anche per il pubblico dal sindaco di Este, Piva, che non ha fatto mistero della sua scelta in favore delle "fusioni coatte" dei singoli comuni, "operazione - ha detto - che sta percorrendo, con decisione, la provincia autonoma di Trento".
A Muraro, infine, è spettato il compito di trarre le conclusioni di una mattinata molto interessante che ha posto le basi per l'avvio di una discussione su un fenomeno, quello della riqualificazione del territorio occupato dai capannoni, che ha trovato in tutti i relatori un punto comune di partenza: pur essendo un problema locale è un problema che va affrontato operando sulla leva della fiscalità generale. In altre parole: detassare per riqualificare. Più facile a dirsi che a farsi, ma questa è, obbligatoriamente, la strada!


Padova 23 ottobre 2015