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07/10/2017 - Coltivatori diretti e IAP: chiarimenti sull’esonero contributivo

Coltivatori diretti e IAP: chiarimenti sull’esonero contributivo

Con Circolare 3 novembre 2017, n. 164, l’INPS ha fornito chiarimenti in merito all’esonero contributivo concesso ai giovani coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali che effettuano una nuova iscrizione alla previdenza agricola.
In particolare, il documento di prassi ha specificato che l’esonero contributivo si applica:

·         ai coltivatori diretti e agli IAP con età inferiore ai 40 anni;

·         qualora alla nuova iscrizione sia riconducibile un’innovazione nell’oggetto dell’impresa, concretizzabile anche attraverso lo sviluppo o il mutamento dell’attività preesistente.


La Circolare, inoltre, evidenzia che il soggetto è ammesso al beneficio:

·         qualora non sia mai stato iscritto alla previdenza agricola come capo nucleo coltivatore diretto;

·         anche se in precedenza è stato iscritto come collaboratore familiare di un preesistente nucleo.

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Nuovi codici tributo per il versamento di sanzioni in materia di giochi e tabacchi: Risoluzione

Con Risoluzione 6 novembre 2017, n. 135, l’Agenzia delle Entrate, a seguito della richiesta dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite Mod. F24 Accise, delle sanzioni amministrative pecuniarie previste agli artt. 5-bis e 6-bis, D.L. n. 50/2017.
I nuovi codici sono:

·         "5463" denominato "Sanzione amministrativa pecuniaria per la violazione dell’obbligo di riduzione degli apparecchi da divertimento - articolo 6-bis, comma 3, del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50";

·         "5464" denominato "Sanzione amministrativa pecuniaria afferente alle violazioni in tema di offerta di prodotti da inalazione senza combustione costituiti da sostanze liquide contenenti nicotina - articolo 1, comma 50-ter, della legge 27 dicembre 2006, n. 296";

·         "5465" denominato "Sanzione amministrativa pecuniaria afferente alle violazioni in tema di offerta di tabacchi lavorati - ar ticolo 1, comma 50-ter, della legge 27 dicembre 2006, n. 296".

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Licenziato per l’ammanco di cassa anche se non previsto dal CCNL

In materia di licenziamento per giusta causa, la Corte di Cassazione ha statuito la legittimità del provvedimento espulsivo nei confronti del dipendente responsabile dell’ammanco di cassa, anche se non sussiste una previsione in tal senso nel CCNL, dal momento che le ipotesi di recesso elencate hanno una valenza meramente esemplificativa.
La Suprema Corte, con la Sentenza n. 26272 del 6 novembre 2017, ha chiarito che la giusta causa di licenziamento sussiste in presenza di un grave inadempimento o di un comportamento del lavoratore che, seppur non contemplato, è contrario alle norme dell’etica comune e del vivere civile.

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Licenziabile il lavoratore che minaccia il superiore

In materia di licenziamento, la Corte di Cassazione ha stabilito che il lavoratore che minaccia un superiore può essere legittimamente licenziato per giusta causa, ma la sanzione può essere comminata solo dopo averlo convocato per un’audizione terminato lo stato di malattia.
Nella Sentenza n. 26273 del 6 novembre 2017, i giudici del palazzaccio hanno così respinto il ricorso di un lavoratore, contro la decisione della Corte d’Appello che aveva confermato il licenziamento operato dall’azienda, sostenendo che le ingiurie rivolte al superiore, per di più in presenza di altri colleghi, erano tali da ledere i più elementari criteri di buon senso e dovere civico. A nulla valgono le rimostranze avanzate dal lavoratore, che lamentava la mancata affissione del codice disciplinare sul posto di lavoro e la mancata audizione difensiva: il datore di lavoro ha dimost rato che il codice disciplinare era disponibile presso l’ufficio del personale e sul sito internet aziendale, quindi accessibile a tutti, e che aveva convocato il lavoratore più volte per consentirgli una sua difesa, ma questi non si era mai presentato.

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TFR alla previdenza complementare: ammessa la scelta della percentuale minima anche in caso di riassunzione

La Covip, con Delibera del 25 ottobre 2017 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 259 del 6 novembre 2017, rende note delle modifiche e integrazioni apportate alla procedura di scelta di destinazione del TFR da parte dei lavoratori che attivano un nuovo rapporto di lavoro, alla luce delle novità introdotte in materia dalla Legge n. 124/2017.
In particolare, con riferimento a quei lavoratori riassunti che abbiano conferito, in precedenza, il TFR ad una forma pensionistica complementare e, a seguito della perdita dei requisiti di partecipazione a tale forma, non abbiano riscattato integralmente la posizione, gli stessi hanno sei mesi di tempo per

·         decidere a quale forma pensionistica complementare aderire e

·         la percentuale di TFR da conferire secondo quanto eventualmente previsto dagli accordi collettivi, ai sensi dell’art. 8, comma 7, lett. c), punto 2 del D.Lgs n. 252/2005 com e modificato dalla Legge n. 124/2017.

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