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16/11/2017 - Privacy: in G.U. la Legge Delega di riforma del codice

Privacy: in G.U. la Legge Delega di riforma del codice

È stata pubblicata, in Gazzetta Ufficiale 6 novembre 2017, n. 259 la Legge 25 ottobre 2017, n. 163, recante "Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea - Legge di delegazione europea 2016-2017".
L’articolo 13 della norma in oggetto delega il Governo a provvedere, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della Legge, all’adeguamento della normativa privacy italiana (D.Lgs. n. 196/2003) alle disposizioni del Regolamento UE n. 679/2016.
Il Governo nell’attuare la delega è tenuto al rispetto dei seguenti criteri direttivi:

·         abrogare espressamente le disposizioni del codice in materia di trattamento dei dati personali, di cui D.Lgs. n. 196/2003, incompatibili con le disposizioni contenute nel Regolamento n. 679/2016;

·         modificare il D.Lgs. n. 196/2003 limitatamente a quanto necessario per dare attuazione alle disposizioni non direttamente applicabili contenute nel Regolamento;

·         coordinare le disposizioni vigenti in materia di privacy con le disposizioni recate dal Regolamento n. 679/2016;

·         prevedere, il ricorso a specifici provvedimenti attuativi e integrativi adottati dal Garante per la protezione dei dati personali nell’ambito e per le finalità previsti dal Regolamento;

·         adeguare, nell’ambito delle modifiche al D.Lgs. n. 196/2003 il sistema sanzionatorio penale e amministrativo vigente alle disposizioni del Regolamento.

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Accollo del debito senza compensazione: Risoluzione

Con Risoluzione 15 novembre 2017, n. 140, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che colui che si accolla del debito d’imposta altrui non può ricorrere all’istituto della compensazione servendosi di propri crediti vantati nei confronti dell’Erario.
In particolare, il documento di prassi evidenzia che la compensazione del debito d’imposta:

·         non è ammessa dalla legislazione tributaria, se non nei limiti nei quali è esplicitamente regolata;

·         se possibile (art. 17, D.Lgs. n. 241/1997) è limitata soltanto a ipotesi di crediti:

o    dello stesso periodo;

o    operanti nei confronti dei medesimi soggetti;

o    risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche presentate.


In pratica, nell’accollo del debito d’imposta altrui, in assenza di tali requisiti la compensazione non può avere luogo.
L’amministrazione finanziaria, inoltre, precisa che non sono sanzionabili i pagamenti dei debiti accollati, effettuati tramite compensazione, prima della pubblicazione del presente documento di prassi.

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Lavoro nero: le Entrate non possono accertare un importo maggiore di quello già accertato dall’INPS

A seguito di un accesso ispettivo, l’INPS accerta l’esistenza di lavoro nero all’interno di un’azienda, che aveva impiegato un lavoratore per un certo numero di ore senza regolare contratto, e con la stessa effettua una transazione per chiudere l’accertamento.
Sullo stesso caso la Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 27054 del 15 novembre 2017, ha precisato che l’Agenzia delle Entrate non può emettere un accertamento induttivo presumendo un importo a titolo di lavoro nero maggiore di quello già accertato dall’INPS.

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Prestazioni FIS e Fondi di solidarietà: istruzioni INPS per il conguaglio e il versamento della contribuzione addizionale

L’INPS, con la Circolare n. 170 del 15 novembre 2017, interviene per fornire istruzioni operative per quanto concerne il conguaglio delle prestazioni di integrazione salariale previste dal Fondo di integrazione salariale (FIS) e dai Fondi di solidarietà, nonché il pagamento della contribuzione addizionale dovuta in caso di fruizione delle predette prestazioni.

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Inefficacia dell’accordo aziendale verso l’iscritto ad un sindacato dissenziente

Secondo la Corte di Cassazione risulta inesigibile dal datore di lavoro il rispetto del contratto collettivo aziendale da parte del dipendente iscritto a un sindacato che non l’ha firmato e che ne condivide il dissenso.
La Suprema Corte, con la Sentenza n. 27115 del 15 novembre 2017, ha precisato che spetta solo al dipendente agire in giudizio, ai fini del riconoscimento dell’inefficacia dell’accordo nei suoi confronti, in quanto l’organizzazione dei lavoratori non è legittimata a farlo.

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Esenzione dei 46,48 euro anche per le trasferte effettuate con continuità

Con la Sentenza n. 27093 pubblicata il 15 novembre 2017 la Corte di Cassazione interviene in merito al trattamento previdenziale e fiscale delle somme corrisposte in occasione delle trasferte effettuate con continuità.
Nel caso di specie la Suprema Corte ha affermato che si configura il trattamento fiscale e previdenziale tipico del 50% dell’imponibile del trasfertista, solamente quando si verifichino contemporaneamente le tre seguenti condizioni:

·         assenza dell’indicazione della sede di lavoro nel contratto di assunzione;

·         attività lavorativa che richieda continua mobilità del dipendente;

·         attribuzione al lavoratore di un’indennità indipendentemente dall’effettiva prestazione in trasferta.
Gli Ermellini sentenziano che in assenza di anche uno solo dei precedenti requisiti, in luogo del trattamento agevolativo dei trasfertisti, va applicato il regime previdenziale e fiscale dell’indennità di trasferta, anche se quest’ultima viene effettuata con continuità.

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