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18/12/2017 - Chiarimenti sull’acconto IVA 2017 per i soggetti tenuti all’applicazione dello split payment: Circolare

Chiarimenti sull’acconto IVA 2017 per i soggetti tenuti all’applicazione dello split payment: Circolare

Con Circolare 15 dicembre 2017, n. 28, l’Agenzia delle Entrate ha fornito ulteriori chiarimenti in merito alle modalità di determinazione dell’acconto IVA da parte dei soggetti riconducibili nell’ambito soggettivo di applicazione della scissione dei pagamenti (c.d.split payment), di cui all’art. 17-ter, D.P.R., n. 633/1972.
In particolare, l’Agenzia ha chiarito che i soggetti IVA che dal 1° luglio 2017 sono assoggettati a split payment, devono tenere conto dell’imposta versata nell’ambito della scissione dei pagamenti:

·         sia che optino per il versamento diretto all’Erario (comma 01, art. 5, D.M. 23 gennaio 2015);

·         sia che optino per la doppia annotazione delle fatture di acquisto (comma 1, art. 5, D.M. 23 gennaio 2015).




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Tasso di interesse legale 2018: sale dallo 0,1% allo 0,3%: Decreto MEF

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 15 dicembre 2017, n. 292, il Decreto MEF 13 dicembre 2017 che modifica il tasso di interesse legale annuo.
In particolare, l’art. 1 del presente Decreto dispone che la misura del saggio degli interessi legali (art. 1284 C.c.) è fissata allo 0,3% con decorrenza dal 1° gennaio 2018 (il tasso di interesse per il 2017 era pari allo 0,1%).


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Dipendente non licenziata per l’appropriazione temporanea di somme aziendali

In materia di licenziamento disciplinare, la Corte di Cassazione ha statuito l’illegittimità del provvedimento espulsivo nei confronti della cassiera che si appropria temporaneamente di somme aziendali, vista la pronta restituzione del denaro e la presenza di un biglietto che segnalava l’ammanco.
La Suprema Corte, con la Sentenza n. 30224 del 15 dicembre 2017, ha chiarito che la condotta della dipendente non integra gli estremi del reato di appropriazione indebita, in quanto è assente la volontà di trattenere definitivamente i soldi; pertanto, il recesso datoriale non risulta giustificato, poiché il vincolo fiduciario non è compromesso.


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Omissione nella dichiarazione anche se vengono pagati gli stipendi

Con la Sentenza n. 56077 del 15 dicembre 2017 la Corte di Cassazione è intervenuta in merito al confine tra l’evasione contributiva e l’omessa dichiarazione, nel caso in cui vengono comunque corrisposte le retribuzioni ai dipendenti.
Nello specifico la Suprema Corte ha stabilito che, sebbene nel caso in cui vengano pagati regolarmente gli stipendi non si configuri l’evasione contributiva, nella stessa ipotesi il mancato invio delle denunce previdenziali configura lo stesso il reato di omessa dichiarazione, in quanto l’obbligo all’invio dichiarativo sorge con l’instaurazione del rapporto di lavoro indipendentemente dal pagamento delle spettanze retributive.


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