
Il rischio di restare senza badanti: in Veneto, in 4 anni, -20,9%.
Bertin (Confcommercio Padova): “Aumenta la componente italiana, ma c’è bisogno di nuovi ingressi”.
Baggio (Confcom Ascom Servizi Padova): “Col nostro servizio veniamo in aiuto alle famiglie”
Ad una popolazione sempre più anziana, fa da riscontro un calo, consistente, degli assistenti familiari.
E’ quanto documenta l’Inps nel consueto report sui lavori domestici e, seppur con valori diversi in termini sia assoluti che percentuali, è un dato, quello che riguarda l’intervallo tra il 2021 e il 2025, che interessa tutte le regioni. Si va dal -30,3% del Molise al -7,2% della Sardegna con il Veneto che occupa la sestultima piazza con un -20,9%.
“Non che si tratti di una novità – spiegano in Confcom Ascom Servizi Padova che ha un servizio specifico per la gestione dei collaboratori domestici – visto che la contrazione del numero degli assistenti familiari dura ormai da quattro anni con una diminuzione, nell’ultimo anno, del 2,3% rispetto all’anno precedente: mai così pochi negli ultimi 20 anni”.
Ma perché colf e badanti sono in netto calo?
“Qui il discorso si fa più complesso – spiega Denny Boscaro, responsabile del servizio “Easy Paghe Colf & Badanti” di Confcom Ascom Servizi Padova – perché i motivi sono più d’uno”.
In primis c’è il lavoro in nero che risulta ancora ampiamente conveniente visto che la distanza di costo con quello regolare è piuttosto consistente.
Per tanto tempo quello delle badanti è stato considerato un welfare low cost. Adesso non è più così. Il costo mensile di un’assistente familiare a 40 ore settimanali corrisponde a 1.820 euro, mentre nel mercato sommerso si aggira intorno ai 1.000 – 1.200 euro e visti i chiari di luna dei valori delle pensioni…
Certo, il “nero” è sempre un rischio, ma di fronte ad un costo insostenibile c’è chi decide che quello sia pur sempre il male minore. Salvo poi convincersi del contrario in caso di controversia. E, tanto per dare un’idea, va detto che nel corso dei primi mesi del 2026 il rischio di contenziosi e vertenze legali tra famiglie e lavoratori domestici è ulteriormente aumentato, diventando una delle principali criticità per i datori di lavoro. Un’accelerazione guidata da precise novità normative ed economiche.
“Un secondo motivo – evidenzia Boscaro – è che i flussi migratori sono ancora troppo ridotti: per quest’anno è previsto l’ingresso 13.600 lavoratori domestici (colf, badanti e baby sitter), più altri 10.000 per assistere anziani ultra ottantenni e persone con disabilità. Numeri troppo bassi se consideriamo che tra regolari e non, siamo nell’ordine di un milione di lavoratrici ed il femminile è obbligatorio visto che le donne sono oltre il 90%”.
Se questo è il presupposto significa che per il semplice turn over delle badanti straniere non comunitarie, al netto di colf e baby sitter, servirebbero almeno 30.000 unità.
Che ci sia il rischio che le badanti ci abbandonino non è questione peregrina.
Se consideriamo che gli ultra 65enni aumentano di 200mila unità l’anno viene da domandarsi perché le badanti diminuiscano sia in valori assoluti che percentuali.
Infatti, se nel 2021 era stato raggiunto il picco di 32,83 badanti ogni mille anziani, nel 2025 la percentuale è crollata al 28,32%.
C’è poi un problema di età. Oggi due terzi delle badanti è over 50 mentre dieci anni fa erano meno della metà e questo significa che lavoratrici più anziane sono sempre meno disposte a carichi assistenziali onerosi.
Una riprova? Vent’anni fa, soprattutto nel sommerso, la modalità “coresidenza” era la maggioritaria mentre oggi non raggiunge un caso su tre.
“Sempre dieci anni fa – ricorda Boscaro – le assistenti familiari straniere, soprattutto dell’Est Europa, erano il 79%. La quota delle italiane, allora contenuta in un 21% è oggi salita al 28%. In valori assoluti, si tratta, secondo i dati dell’Inps, di 33mila italiane, mentre le straniere segnano un meno 9mila. Un dato può essere illuminante: le assistenti familiari provenienti dall’Europa dell’Est sono passate dalle 392mila unità di dieci anni fa alle attuali 269mila. Questo significa che sono calate di un terzo”.
“E’ un altro tassello della cronica difficoltà di reperire personale – commenta il presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin – in questo caso con l’aggravante di un sommerso che non aiuta. Va comunque sottolineato che pur crescendo la componente italiana, questo non significa che non ci sia bisogno di nuovi ingressi, naturalmente regolari”.
“Grazie al nostro servizio – rimarca il presidente di Confcom Ascom Servizi Padova, Enrico Baggio – vogliamo essere vicini alle famiglie che di fronte alla necessità di un aiuto di tipo assistenziale, molto spesso non sanno come comportarsi andando incontro, non di rado, a situazioni poco piacevoli se non affrontate con competenza”.
PADOVA 7 LUGLIO 2026







