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Bertin (Confcommercio Padova): “Sbagliato pensare che sia solo un problema ambientale: acqua significa anche economia”

I dati diffusi nei giorni scorsi dalla CGIA di Mestre sullo spreco d’acqua (che grida vendetta) a fronte di una siccità che sta mettendo in ginocchio l’agricoltura, viene vissuto quasi esclusivamente come un problema di carattere ambientale. In verità, le perdite idriche sono anche un grande problema economico.
Vediamo perché, proponendo un parallelo che può risultare utile alla comprensione del fenomeno.

Allora: di sicuro non siamo come l’Austria.
Nella confinante repubblica, infatti, l’acqua è una risorsa economica strategica di primo livello. Oltre a garantire un’eccellente acqua potabile a un costo accessibile, il Paese che fu degli Asburgo sfrutta la fitta rete fluviale alpina per generare enormi quantità di energia idroelettrica. Con un doppio vantaggio: è energia rinnovabile e dà una mano anche alle esportazioni. E poi c’è il turismo: i circa 25.000 bacini idrici e i 62 grandi laghi attraggono ogni anno milioni di visitatori per attività estive, sportive e termali.

“Quindi – commenta il presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin – se come ha documentato la CGIA mestrina, il Veneto disperde ogni anno acqua per 312 milioni di metri cubi che determinano un valore stimato di 758 milioni di euro, significa che il nostro sistema produttivo sostiene un costo nascosto che, prima o poi, ricade su famiglie e imprese. Ogni euro investito per rendere più efficienti le reti idriche è un investimento sulla competitività del territorio. Per questo serve accelerare sia sul rinnovo degli acquedotti sia sulle opere che aumentano la capacità del territorio di trattenere l’acqua. I cambiamenti climatici ci stanno mettendo di fronte a un’alternanza sempre più frequente tra lunghi periodi di siccità e precipitazioni intense. Non possiamo continuare a considerarle due emergenze separate: sono due facce dello stesso problema”.

Un problema che per Padova si potrebbe sintetizzare in questi numeri, seppur non recentissimi, desunti dal monitoraggio del PAESC comunale (dove PAESC sta per Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile ed il Clima): le perdite della rete idrica nel 2022 sono state pari al 27%, comunque in miglioramento di circa 6 punti percentuali rispetto al 2021, grazie agli interventi di ricerca perdite e manutenzione della rete realizzati dal gestore.
In un confronto certamente interessante tra qualcuno dei principali capoluoghi italiani e veneti, Padova registra una perdita del 30,6% dell’acqua immessa in rete, inferiore alla media nazionale dei capoluoghi (35,2%), ma comunque non proprio banale. Vanno sicuramente meglio Milano (13,4%); Bologna (24,8%) e Roma (27,9%). Come si è detto, Padova è al 30,6%, mentre Verona è al 34,9% e Venezia al 41,7%.
Va da sé che in quest’ottica debbano essere considerati strategici anche i progetti dei Consorzi di Bonifica per la realizzazione di nuovi invasi e bacini di accumulo, insieme agli interventi per la sicurezza idraulica. Trattenere l’acqua quando è disponibile significa poterla utilizzare nei mesi più critici, sostenendo agricoltura, turismo, manifattura e qualità della vita delle nostre comunità.

“L’acqua – tiene a sottolineare in chiusura Bertin – è una delle infrastrutture più importanti per la competitività di un territorio. Come lo sono le strade, le reti digitali o l’energia. Per questo chiediamo che gli investimenti programmati vengano sostenuti con decisione, semplificando le procedure autorizzative e garantendo continuità ai finanziamenti. Su questi temi, e comunque al netto della preoccupazione per un’impronta idrica mondiale enorme che viene utilizzata per addestrare i modelli di intelligenza artificiale (si parla di 6,6 miliardi di metri cubi di acqua potabile entro il 2027), è chiaro che avere un occhio di riguardo per l’acqua non significa costruire solo sostenibilità ambientale, ma anche sviluppo economico e capacità di attrarre investimenti”.

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