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Capitanio (Federmoda Confcommercio Veneto e Padova): “La spinta all’acquisto si accorcia sempre di più. Va ripensata la programmazione degli ordini e degli assortimenti”

Ufficialmente si chiuderà lunedì 31 agosto. Stiamo parlando della stagione dei saldi estivi che, per la verità, è andata in archivio già da parecchie settimane.
“Diciamo che siamo di fronte ad una situazione ormai consolidata: la durata reale dei saldi, intesa come periodo di effettiva spinta all’acquisto, si accorcia sempre di più”.

Riccardo Capitanio, presidente di Federmoda Confcommercio Veneto e Padova tira le somme: “In termini di incassi siamo in linea con gli anni scorsi, in termini di periodo siamo invece sempre più in arretramento, nel senso che al boom dei primi giorni fa seguito un periodo di sostanziale calma, dapprima normale, poi decisamente piatta”.
La causa, probabilmente, va cercata anche nell’e-commerce, che ormai è quasi permanentemente ‘in saldo’: tra flash sale, promozioni continue e sconti personalizzati, il concetto stesso di “periodo dei saldi” ha diluito buona parte del suo significato. 
“Ma proprio per questo – incalza Capitanio – il negozio fisico mantiene un valore che l’online non può replicare: il consumatore ha voglia di vivere un bel negozio, con un assortimento curato da toccare con mano, senza lo stress della ricerca della taglia introvabile che spesso si vive online”.

“I saldi si confermano dunque come un motore di traffico fondamentale, capace di portare in negozio quella clientela che a luglio, complici l’inizio del grosso delle vacanze e il caldo, tende a mancare. Ad agosto il cliente muta atteggiamento: è più rilassato e meno frettoloso e proprio per questo più propenso a guardare oltre lo sconto, verso le nuove collezioni. Ed è qui che notiamo un cambiamento interessante: le collezioni autunnali che stanno arrivando in negozio contengono sempre più capi che un tempo erano considerati “da mezza stagione” o addirittura estivi — penso alla t-shirt, alla polo — segno che i confini tra le stagioni si stanno assottigliando anche nel guardaroba dei nostri clienti”.

Questo significa che va ripensata anche la programmazione degli ordini e degli assortimenti, sempre più orientati verso una logica “cross-season” piuttosto che verso una rigida separazione tra collezione estiva e invernale.
“Direi che oggi è più corretto parlare di stagioni commerciali e non più di stagioni climatiche, forse anche perchè pure queste non ci sono più. Detto diversamente: calendario e termometro perdono valore per il retail moda. Per contro crescono le abitudini d’acquisto e i ritmi del mercato“.

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