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Calano però i prestiti bancari.
Bertin (presidente Confcommercio Veneto e Padova): “Il denaro c’è, ma circola meno nell’economia reale”.
E poi più soldi risparmiati significano anche meno consumi

“Un credito che rallenta e un risparmio che cresce possono anche essere un campanello d’allarme”.
Patrizio Bertin presidente di Confcommercio Veneto e Padova approfitta dei dati diffusi dalla Banca d’Italia per sottolineare aspetti positivi e aspetti, per così dire, “di attenzione”, perché “ad un’economia prudente, certamente legittima in tempi incerti come quelli che attraversiamo a livello mondiale, si combina anche una minore propensione ai consumi (e questo è un problema dell’oggi) e una riduzione degli investimenti (e questo è un problema di di domani)”.
“Si potrebbe dire – continua il presidente – che i dati di Bankitalia fotografano un fenomeno che gli imprenditori percepiscono da mesi: il denaro c’è, ma circola meno nell’economia reale”.
E allora andiamo a vederli questi dati.

A Padova, nel 2025, i prestiti bancari a famiglie e imprese sono scesi dello 0,6%, attestandosi a 22,9 miliardi di euro. Verona, prima provincia in Veneto, non è molto distante visto che si attesta a 24,5 miliardi. Per Padova è dunque un calo più contenuto rispetto agli anni precedenti ma superiore alla media regionale (-0,2% con un valore in termini assoluti pari a 116,7 miliardi), il che conferma che siamo in una fase in cui gli investimenti vengono valutati con maggiore cautela.
Parallelamente crescono i depositi bancari, che raggiungono 31,8 miliardi di euro (prima provincia in Veneto), con un aumento del 2,0% rispetto al 2024. Ancora più significativo l’incremento dei titoli a custodia, saliti a 21,6 miliardi, con una crescita del 14,3% in un solo anno (e qui torna ad essere Verona la provincia primatista con 24,9 miliardi).
In altre parole, famiglie e imprese stanno ricostruendo riserve finanziarie e orientano una parte crescente del risparmio verso strumenti di investimento. È un segnale di solidità patrimoniale, ma anche di prudenza. Con una ricaduta non proprio esaltante per i consumi che rimangono fermi al palo.

“Per un territorio come Padova – analizza Bertin – che vive di iniziativa imprenditoriale, innovazione diffusa ed export, il tema oggi non è soltanto la disponibilità di risorse finanziarie. La vera questione è come trasformare una parte di questa liquidità e di questo risparmio in nuovi investimenti produttivi. Per far questo serve un contesto che alimenti la fiducia: certezza normativa, tempi amministrativi più rapidi, accesso al credito competitivo e una visione di sviluppo chiara. Perché quando imprese e famiglie scelgono di accumulare risparmio anziché investire, non è solo una decisione finanziaria: è anche un indicatore delle aspettative sul futuro. E il futuro, al momento, non è dei più rosei”.
Sia come sia, rimane un dato di fondo decisamente interessante che va ben oltre i 53 miliardi di euro tra depositi e titoli finanziari che sono in capo alle famiglie padovane ed è quello che dice che esiste un enorme potenziale di investimento ancora in attesa di trovare le condizioni giuste per trasformarsi in crescita, occupazione e sviluppo del territorio.
“La buona notizia è che la propensione dei padovani al risparmio – conclude Bertin – viene confermata. Adesso si tratta di capire se qualche segnale positivo sul fronte internazionale può rimettere questo risparmio in movimento e se una parte di esso potrà riversarsi sui consumi che. è bene ricordarlo, sono quelli che trasmettono un’energia immediata all’economia presa nel suo complesso”.

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