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OCCUPAZIONE IN CALO SOPRATTUTTO NEL COMMERCIO, NEL TURISMO E NEI SERVIZI.
I DATI VENETI E QUELLI PADOVANI.
BERTIN (ASCOM CONFCOMMERCIO): “LO SAPEVAMO, MA I DATI REALI CERTIFICANO CHE SIAMO IL COMPARTO CHE SOFFRE DI PIU’” 

Dopo i dati nazionali, diffusi nei giorni scorsi dall’Istat (444mila sono gli occupati in meno a dicembre rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, 312mila sono le donne e poi ci sono anche 79mila autonomi) arrivano adesso i dati di Veneto Lavoro che certificano la caduta dei servizi soprattutto a causa della situazione del settore turistico, fortemente caratterizzato dalla domanda di lavoro stagionale e che risulta il più esposto agli effetti della pandemia. Rispetto al 2019, in Veneto, i servizi nel 2020 perdono il 30% delle assunzioni,anno con un saldo (differenza tra assunzioni e cessazioni) di quasi -15 mila unità e che registra il 45% in meno di assunzioni rispetto al 2019. Negativi i saldi anche di altre attività dei servizi (commercio al dettaglio, trasporti, attività finanziarie, editoria e cultura); nel manifatturiero a soffrire è soprattutto il made in Italy, in  l’industria il -23%, mentre l’aùgricoltura registra un leggero aumento dell’1%.

La flessione occupazionale del 2020 – scrive Veneto Lavoro – è concentrata soprattutto nei servizi turistici che chiudono a fine particolare il sistema moda e l’occhialeria. Se si considerano poi le variazioni delle assunzioni negli ultimi due anni, che descrivono meglio gli effetti della pandemia, si vede una contrazione del -62% per l’occhialeria, del -30% per il sistema moda, del -29% per il commercio al dettaglio e del -27% per il metalmeccanico”.
“Non che i dati costituiscano una sorpresa – commenta il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova, Patrizio Bertin – ma la loro certificazione è qualcosa di più di una presa d’atto: è la conferma che il nostro settore è quello che sta pagando il prezzo più alto alla pandemia”.

Interessanti e, soprattutto, preoccupanti, i dati presi sia nel loro complesso che nello specifico.
Ad esempio, nell’industria veneta, a fronte di 146.139 assunzioni nell’arco dell’intero 2019 hanno fatto riscontro 136.043 cessazioni con un saldo positivo di 10.096 unità. Nel 2020 le assunzioni sono state 112.792 e le cessazioni 111.375 con un saldo molto più contenuto (+1.417) ma pur sempre positivo.
Tutt’altra musica nel comparto dei servizi che nel 2019 aveva registrato 375.117 assunzioni a fronte di 359.877 cessazioni (saldo attivo di 15.240 unità), mentre nel 2020 le assunzioni sono crollate a 262.265 con le cessazioni schizzate a 276.804, ovvero un saldo negativo di ben 14.539 posizioni.

E che l’apporto del terziario nell’economia del nostro territorio sia fondamentale lo confermano anche i dati aggregati relativi alla provincia di Padova.
Nel 2019 (tutti i settori) le assunzioni erano state 83.648 e le cessazioni 78.250 con un saldo di 5.398 mentre nel 2020 le assunzioni si sono fermate a 65.760 con le cessazioni che hanno raggiunto la cifra di 66.704 con un saldo negativo di 944 unità.
Ma forse, ancora più interessanti, sono i dati relativi a dicembre. A Padova e provincia (tutti i settori) le assunzioni nel 2019 erano state 5.041 con le cessazioni che avevano raggiunto la cifra di 9.978 per cui il saldo negativo (-4.937) era sì consistente ma pur sempre correlato alle attività stagionali e alla fisiologica chiusura dei contratti a tempo determinato. Nel dicembre 2020, per contro, le assunzioni si sono fermate a 3.690 ma le cessazioni hanno registrato 8.468 con un saldo negativo di 4.778.
“Purtroppo – conclude Bertin – l’incidenza del comparto dei servizi ha gravi ripercussioni sull’occupazione e questo è un messaggio che inviamo al presidente incaricato Mario Draghi: non dimentichi commercio, turismo e servizi”.

PADOVA 6 FEBBRAIO 2021

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