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Bertin (Ascom Confcommercio): “Per sostenere i consumi bene così: la metà classifica significa che si risparmia il giusto e si spende altrettanto il giusto”

Una premessa è d’obbligo: sono tante le chiavi di lettura della ricerca del Centro Studi Tagliacarne di Unioncamere sulla propensione degli italiani al risparmio per cui, pur trattandosi di una ricerca che ha tutti i crismi della scientificità, è come fosse stata scattata una fotografia e uno scatto dipende sempre dall’angolazione da dove viene effettuato. Questo non significa che il primo posto di Biella, che conferma la sua posizione rispetto al 2022 e l’ultimo di Ragusa, che rimane fanalino di coda, non siano dati assoluti sui quali fare affidamento, però significa anche che i dati andrebbero ulteriormente scandagliati visto che i risparmi maggiori si registrano nelle province più piccole, in quelle che hanno il maggior numero di stranieri e in quelle dove ci sono più single.

Detto questo, va sottolineato che Padova si piazza al 52° posto con una propensione del 7,7% sul reddito disponibile e che, rispetto al 2022, guadagna tre posizioni in classifica. Meglio di Padova, a livello regionale, fanno Belluno (26. col 9,4%); Verona (39. con l’8,4%); Vicenza (46. con l’8%); Rovigo (47. col 7,9%) e Treviso (48. col 7,9%). Ci risparmia, per dirla in gergo rugbistico, dal “cucchiaio di legno”, Venezia che col 7,3% non va oltre il 62° posto, seppur guadagnando 8 posizioni.
Dunque, veneti e padovani da metà classifica in su, con nessuna possibilità di scalzare dal primo posto una regione come il Piemonte che si prende tutto il podio (Biella prima col 15,4%; Vercelli seconda col 13,8%; Asti terza col 13,1%), ma vede anche Alessandria 6., Novara 8., Cuneo 13. e Torino 19. Non fosse per quegli “spendaccioni” del Verbano-Cusio-Ossola che sono al 33° posto, si potrebbe dire che si cristallizza nel tempo la parsimonia sabauda.

Va bene anche la Lombardia con Varese 5.; Pavia 7.; Cremona 10.; soprattutto Milano 12. E poi Como 14.; Lodi 15.; Lecco 16.; Bergamo 21.; Brescia 22.; Sondrio 23.; Mantova 30. e Monza Brianza 32^.
Delude (se non altro perché la narrazione è un’altra) la Liguria: Genova è “solo” 11.; Imperia 28.; Savona 34. e La Spezia 44.

“E’ vero – commenta il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova, Patrizio Bertin – che, come diceva l’orso-sceriffo di Nottingham nel Robin Hood del regno animale di Disney, “ogni soldo risparmiato è un soldo guadagnato”, ma è altrettanto vero che, come dicevano un tempo, “è il consumo che fa il guadagno” per cui, visto che la virtù sta nel mezzo, il 52° posto di Padova, che significa metà classifica, è perfetto: si risparmia il giusto, si spende altrettanto il giusto”.

Ci sono, comunque, almeno due o tre cose sulle quali Bertin non si sorprende: che i salvadanai siano più pesanti al Nord e meno al Sud, che gli stranieri risparmino più degli italiani e che i single riescano a mettere da parte più e meglio degli altri.
“Il divario di reddito Nord-Sud – continua il presidente, è conclamato e anche se al Sud la vita costa meno, è pur vero che se i soldi in tasca sono pochi è difficile metterne da parte. Gli stranieri hanno l’obiettivo di migliorare il proprio status. Direi che assomigliano ai nostri vecchi di due o tre generazioni fa quando il Veneto era sotto media nazionale, in quanto a reddito, ma evidentemente no in quanto ad iniziativa. Sui single, infine, bisogna capirsi: single non è solo l’impenitente tutto aperitivi, belle macchine e vacanze a St. Moritz, è anche chi è solo non per scelta ma perchè così hanno deciso i casi della vita”.

Insomma, sono dati, quelli dell’Istituto Tagliacarne, che offrono uno spaccato interessante, ma forse analizzato in superficie o comunque, visto con una lente neutra che non corregge le distorsioni.
“La pandemia – conclude il presidente dell’Ascom Confcommercio – ha assottigliato le riserve delle famiglie, ma nonostante questo la nostra provincia si conferma come territorio in grado di far felici le banche. Però attenzione: va bene il risparmio, ma se questo significa solo paura del domani, tanto bene non va. Per progredire servono investimenti e, come ho detto, serve non mortificare i consumi“.

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