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Lo certifica un’indagine di Confcommercio SWG che evidenzia i rischi della desertificazione
E il presidente dell’Ascom Confcommercio, Patrizio Bertin, fa propria un’idea già attivata in altre città: “Se apri un  negozio i soldi dell’affitto ce li mette il Comune”

Insostituibili. Così vengono definiti dagli italiani i negozi di vicinato.
A certificarlo è un’indagine realizzata da Confcommercio in collaborazione con SWG nell’ambito del progetto Cities, che si occupa di contrasto alla desertificazione commerciale nelle città italiane e di sviluppo del valore sociale delle economie di prossimità.
“L’indagine – commenta Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Veneto e Ascom Padova – dice con assoluta chiarezza che gli italiani vogliono vivere nei quartieri dove ci sono più esercizi di prossimità. Lo vogliono perché i piccoli negozi rafforzano le comunità (per il 64% degli intervistati), aumentano la sicurezza (57%) e, cosa che non guasta, fanno crescere il valore delle abitazioni (fino al 26% in più)”.
Ma non c’è solo questo. Il 59%, quasi ricalcando l’iniziativa attivata giusto nei giorni scorsi dall’Ascom Confcommercio di Padova con l’OIC, il Comune, l’Università, l’Uls e diverse associazioni di volontariato, sottolinea che i negozi di vicinato offrono un servizio attento alle persone fragili, garantiscono la cura dello spazio pubblico (54%) e rappresentano un facilitatore dell’integrazione (49%).
“Che i negozi di vicinato rendano le città più vivibili, più attrattive e più sicure – continua Bertin – lo andiamo dicendo da tempo e lo stiamo ribadendo, a più riprese, da qualche settimana a questa parte in corrispondenza con le preoccupazioni in ordine alla proliferazione degli affitti brevi che, come conseguenza, hanno anche questo: la chiusura dei negozi che non hanno più la clientela dei residenti”.
Serve dunque una “cura da cavallo” per sostenere la riqualificazione urbana. E Bertin ha una proposta.
“Originale non è nel senso che in alcune città qualcosa del genere lo hanno già messo in atto, però sarebbe originale per noi: se apri un negozio i soldi per l’affitto ce li mette il Comune. Magari per il primo anno, in modo che l’attività si avvii e riprendano vita quelle vetrine spente e impolverate che sono la rappresentazione plastica della desertificazione”.
Ma sul valore dei negozi di prossimità, l’indagine di Confcommercio è rivelatrice di un sentimento generale che è di buon auspicio: in tutti i comuni, sia piccoli che grandi, i negozi vengono addirittura prima degli spazi verdi e dei servizi pubblici, come scuole, ospedali, centri sportivi. L’88% poi abbina alla presenza di negozi la scelta del quartiere nel quale andare a vivere e uno stesso immobile potrebbe vedere crescere il proprio valore almeno del 20% se collocato in una zona con molti negozi di prossimità, mentre in un quartiere dove sono in corso fenomeni di desertificazione commerciale potrebbe perderne il 15%.
“L’indagine – conclude il presidente dell’Ascom – conferma che le chiusure sono maggiormente percepite nelle città tra 100 e 250mila abitanti (dunque anche Padova), meno nelle altre. Diversa è invece la percezione del fenomeno tra chi vive nei grandi e nei piccoli centri: per i primi desertificazione significa degrado urbano, riduzione della qualità della vita e riduzione della sicurezza, per i secondi significa riduzione delle possibilità di lavoro, aumento del rischio di spopolamento e minore socialità”.

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