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L’angolo dei sociologi

Negli ultimi mesi sui social network, in particolare su TikTok e Instagram, ha preso piede un movimento che sta scuotendo il mondo dell’influencer marketing: il deinfluencing.

Cos’è il deinfluencing?

Letteralmente “de-influenzare”, il termine indica l’azione di scoraggiare l’acquisto di prodotti che non servono, smascherando le strategie di promozione eccessiva o disonesta da parte di creator e influencer. Non si tratta di un semplice consiglio di risparmio, ma di una vera e propria reazione collettiva dei consumatori contro la cultura del consumo impulsivo spinta dai social.

Il fenomeno è nato come risposta alla frustrazione di chi, dopo aver acquistato prodotti sponsorizzati, si è sentito deluso perché la realtà non corrispondeva alle promesse pubblicitarie.

Come è nato il trend

Tutto è partito da un video della popolare beauty blogger americana Mikayla Nogueira. Nel filmato presentava un mascara come rivoluzionario, mostrando ciglia lunghissime e voluminose. Il pubblico, però, ha notato subito che l’effetto era dovuto principalmente a ciglia finte (overhead lashes) ben applicate.

I creator hanno iniziato a confrontare i frame del video e a dimostrare che l’effetto “meraviglioso” non era merito del prodotto, ma di un trucco. Questo episodio è diventato virale e ha funzionato da scintilla: migliaia di utenti hanno cominciato a pubblicare contenuti di deinfluencing su cosmetici costosi, skincare e abbigliamento di marca.

Perché ha avuto tanto successo?

Disillusione diffusa: molte persone si sono stancate di spendere soldi per prodotti che non mantengono le promesse.

Trasparenza richiesta: il pubblico pretende onestà. Vuole sapere pro e contro reali, non solo i lati positivi pagati dalle aziende.

Contesto economico: in periodi di inflazione e difficoltà economiche, le persone sono più sensibili agli sprechi.

Empowerment del consumatore: il deinfluencing restituisce potere a chi compra, trasformandolo da bersaglio passivo a soggetto critico.

I temi principali del deinfluencing :

Cosmetici e skincare: prodotti overhyped ( esagerati) che costano molto ma danno risultati mediocri.

Fast fashion e abbigliamento: capi di marca promossi ossessivamente.

Routine di bellezza irreali: tutorial che richiedono tempo, soldi e strumenti che la persona media non ha.

Greenwashing e claims esagerati: creme che promettono miracoli anti-età o prodotti “puliti” che in realtà non lo sono.

Il ruolo dei sociologi

Il deinfluencing rappresenta un interessante fenomeno sociale. È la risposta della collettività alla perdita di fiducia verso gli influencer che antepongono guadagni e visualizzazioni alla trasparenza.

Si tratta di un meccanismo di autodifesa dei consumatori che, attraverso i social stessi, stanno cercando di riequilibrare il rapporto tra creator e pubblico.

Il deinfluencing non è solo una moda passeggera: è il sintomo di un cambiamento culturale più profondo. I consumatori stanno diventando più consapevoli, critici e selettivi.

Gli influencer che vogliono mantenere credibilità dovranno adattarsi: maggiore onestà, recensioni più equilibrate (con pro e contro) e meno pressione all’acquisto compulsivo.

In un’epoca in cui tutti possiamo essere “influencer” e tutti possiamo essere “deinfluencer”, vince chi sa mantenere l’autenticità.

#deinfluencing non è solo un hashtag. È un invito a pensare prima di comprare.

Tu da che parte stai? Hai mai restituito o evitato un prodotto dopo aver visto un contenuto di deinfluencing?

 

Sanja Vujosevic Facchini

Sociologa – Presidente ANS Veneto

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