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Il presidente di Federmoda Confcommercio Veneto e Padova, Riccardo Capitanio, prende posizione su una petizione in rete che chiede di posticipare le date a fine stagione.
“Il problema non sono le date, ma perchè le persone non entrano più nei negozi e, soprattutto, va risolta la disparità normativa tra i negozi “fisici” e le piattaforme digitali”

“Spostare i saldi non salverà i negozi”.
Prende posizione Riccardo Capitanio, presidente di Federmoda Confcommercio Veneto e Padova di fronte alle adesioni ad una petizione in rete che chiede di posticipare la data di inizio dei saldi estivi.
“Massimo rispetto per chi sottoscrive perchè capisco i motivi quando le vendite sono in sofferenza – continua Capitanio – però mi corre l’obbligo di invitare a fare una riflessione: la vera sfida è portare persone nelle città, non spostare le date, perchè il problema vero non sono le date.

Cambiare la data di inizio saldi non aumenterà la gente nei centri storici. Non porterà più clienti in negozio. Non farà tornare chi ha già scelto di comprare online. La domanda che dobbiamo farci non è “quando partono i saldi”, ma “perché le persone non vengono più a fare shopping nei nostri centri?”. Quella è la vera battaglia”.

A ormai due settimane dall’avvio dei saldi estivi (lo start è in programma per sabato 4 luglio) il presidente di Federmoda Confcommercio Veneto e Padova punta il dito contro il paradosso normativo che penalizza i negozi “fisici”.
“La normativa italiana sui saldi – mette in chiaro Capitanio – che vieta promozioni nei 30 giorni precedenti l’avvio, si applica esclusivamente al commercio fisico. Le piattaforme digitali non hanno date di saldo, non hanno divieti di promozione, non rispettano alcun calendario. Amazon, Zalando, Shein fanno sconti tutto l’anno, senza limitazioni. Questo è il vero squilibrio competitivo, non la data di luglio. Va ricordato inoltre che la disciplina dei saldi è materia regionale: basta varcare il confine con il Friuli Venezia Giulia per trovare regole completamente diverse, senza alcun divieto di promozioni nel periodo pre-saldi.

Ogni regione può già oggi applicare le proprie date e le proprie regole. Non metto in discussione la buona fede dei promotori però mi sembra strano che una petizione nazionale possa ignorare questa frammentazione normativa”.
Il rischio, a questo punto e in tema di mondiali di calcio, è un autogol collettivo.
“Effettivamente, concentrare l’energia della categoria su una battaglia di date – avverte il presidente regionale e provinciale di Federrmoda Confcommercio – rischia di essere un autogol. Distogliere l’attenzione, nostra e degli amministratori locali, dalle azioni che davvero possono fare la differenza, è controproducente.

Pensiamo piuttosto a come fare animazione urbana, a come destinare aree a parcheggio, a come programmare eventi e servizi, a come digitalizzazione l’esperienza dell’acquisto in negozio, a come attivare forme avanzate di collaborazione tra commercianti e istituzioni per rendere i centri storici luoghi vivi e attrattivi”. Ecco allora la proposta: agire dove realmente è possibile cambiare le cose.
“Come commercianti e come rappresentanti di categoria – conclude Capitanio – facciamo un appello sia ai colleghi che agli amministratori: costruiamo insieme le condizioni perché la gente voglia tornare a fare shopping fisico. Creiamo eventi, ripensiamo gli spazi, lavoriamo sulle infrastrutture, affrontiamo il tema del divario normativo tra online e offline nelle sedi istituzionali opportune. Federmoda, in questo senso, è pronta a sedersi a qualsiasi tavolo costruttivo. Ma non chiedeteci di sottoscrivere battaglie simboliche che, per quanto legittime seppur di retroguardia, rischiano di farci perdere di vista l’obiettivo: un commercio di prossimità sano, competitivo e radicato nelle nostre comunità”.

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