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2/12/2019 Cessazione partita IVA e riscossione crediti: Consulenza Giuridica

Cessazione partita IVA e riscossione crediti: Consulenza Giuridica

Con Risposta a Consulenza Giuridica 29 novembre 2019, n. 20, è stato chiesto all’Agenzia delle Entrate se soggetti già titolari di partita IVA, una volta assunti come dipendenti pubblici, possano mantenerla aperta per il tempo necessario alla riscossione dei crediti maturati nella precedente attività professionale.
L’Agenzia ha richiamato i seguenti documenti di prassi:

·         con Circolare 16 febbraio 2007, n. 11, è stato chiarito che "[.] l’attività del professionista non si può considerare cessata fino all’esaurimento di tutte le operazioni [.] ed in particolare di quelli aventi ad oggetto crediti strettamente connessi alla fase di svolgimento dell’attività professionale", ed inoltre

·         con Risoluzione 20 agosto 2009, n. 232, è stato precisato che "[.] Fino al momento in cui il professionista [.] non realizza la riscossione dei crediti, la cui esazione si a ritenuta ragionevolmente possibile, [.] l’attività professionale non può ritenersi cessata".


È fatta salva, per il professionista titolare di partita IVA che abbia intenzione di chiuderla, la possibilità di anticipare la fatturazione delle prestazioni rese e, quindi, l’esigibilità dell’IVA rispetto al momento dell’effettivo incasso.

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La dichiarazione va inviata dal professionista che appone il visto di conformità: Risoluzione

Con Risoluzione 29 novembre 209, n. 99, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito all’obbligo di identità soggettiva tra chi appone il visto di conformità e chi trasmette la dichiarazione.
In particolare l’Agenzia ha precisato che è il soggetto che appone il visto che deve predisporre e trasmettere la dichiarazione.
A tal proposito l’Agenzia richiama la Circolare n. 21/2009 con la quale era stato chiarito che "La trasmissione telematica delle dichiarazioni può essere effettuata esclusivamente dal singolo professionista che ha apposto il visto di conformità o dall’associazione cui lo stesso appartiene e non può essere effettuata da altro professionista, anche se abilitato, della stessa associazione diverso da quello che ha apposto il visto sulle dichiarazioni".
Nella Risoluzione viene inoltre evidenziato che, in caso di utilizzo in compensazione dei credit i violando l’obbligo di apposizione del visto di conformità, l’ufficio procede al recupero dell’ammontare dei crediti utilizzati, nonché all’irrogazione dei relativi interessi e sanzioni.

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Anche per invalido all’80% l’incremento dell’aspettativa di vita posticipa la pensione di vecchiaia

La pensione di vecchiaia anticipata per invalidità è compresa tra i trattamenti pensionistici soggetti all’aumento dell’età anagrafica a seguito dell’incremento dell’aspettativa di vita certificato da Eurostat.
È quanto ha statuito la Corte di Cassazione con la Sentenza n. 31001 del 27 novembre 2019, secondo la quale il posticipo dell’accesso alla pensione dovuto all’incremento della speranza di vita vale per tutti i regimi e le gestioni previdenziali aventi requisiti diversi da quelli vigenti nell’assicurazione generale obbligatoria, ivi compreso quindi il caso dell’invalido in misura non inferiore all’80%.

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Censimento e rilascio PIN ai professionisti abilitati: chiarimenti dell’INPS

L’INPS, con il Messaggio n. 4440 del 28 novembre 2019, è intervenuto a fornire ulteriori e più dettagliate indicazioni in merito al censimento e al rilascio del PIN ai professionisti abilitati, quali avvocati, dottori commercialisti ed esperti contabili (ex art. 1, c. 1, Legge n. 12/1979).

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Riposi allattamento: retribuzione piena ma nessun buono pasto se si lavora meno di 6 ore al giorno

La Corte di Cassazione ha affermato che il trattamento retributivo complessivo del lavoratore non è diminuito sia nel caso di congedi di maternità, paternità e parentali, sia nel caso di riposi giornalieri per l’allattamento.
Con la Sentenza n. 31137 del 28 novembre 2019, la Suprema Corte ha però sottolineato che nel pubblico impiego contrattualizzato non hanno diritto al buono pasto i beneficiari dei suddetti strumenti di sostegno che lavorano meno di sei ore al giorno, in quanto i periodi di riposo sono equiparabili alle ore lavorative ai soli fini retributivi.

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Infortunio sul lavoro: danno esistenziale ricompreso nel danno biologico salvo casi eccezionali

In tema di infortunio sul lavoro, il danno esistenziale al lavoratore rientra nel danno biologico delle tabelle milanesi, ad eccezione dei soli casi in cui si verifichino conseguenze dannose del tutto anomale, eccezionali e peculiari.
È quanto ha statuito la Corte di Cassazione con l’Ordinanza n. 31272 del 29 novembre 2019, sulla base della considerazione che il grado di invalidità permanente pari al 25% riconosciuto al lavoratore vittima del sinistro, comprende anche i pregiudizi alla vita quotidiana e relazionale. Ai fini della detrazione differenziale, le rendite INAIL sono soggette a rivalutazione triennale.

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