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23/02/2016 - Approvata nuova cartella di pagamento più chiara e fruibile, Provvedimento

Approvata nuova cartella di pagamento più chiara e fruibile, Provvedimento

Con Provvedimento 19 febbraio 2016 l'Agenzia delle Entrate ha approvato il nuovo modello di cartella di pagamento e i fogli avvertenze relativi ai ruoli (art. 25, D.P.R. n. 602/1973).
In particolare, le principali novità riguardano:
  • l'istituzione di un'unica sezione "Dove e come pagare" per tutte le informazioni relative alle molteplici modalità di pagamento precedentemente illustrate in due sezioni distinte;
  • la ridenominazione della sezione "Presentazione del reclamo-mediazione e del ricorso" in "Presentazione del ricorso" e l'eliminazione di ogni riferimento alla precedente disciplina che imponeva al contribuente di presentare, in via preliminare un'istanza di reclamo-mediazione; ora invece per le controversie di valore non superiore a ventimila euro, la presentazione del ricorso giurisdizionale produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell'ammontare;
  • l'adeguamento del limite di valore della controversia ai fini della costituzione in giudizio senza l'assistenza tecnica di un difensore, innalzato da 2.582,28 euro a 3.000,00 euro;
  • l'adozione del nuovo modello: è obbligatoria per le cartelle di pagamento relative ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1°gennaio 2016.

Conversione del contratto di opera professionale in lavoro subordinato

La Corte di Cassazione ha statuito che il contratto di opera professionale va convertito in un rapporto di lavoro subordinato, nel caso in cui l'attività sia compiuta sotto la vigilanza del datore di lavoro e su una postazione fissa.
Con la Sentenza n. 3303 del 19 febbraio 2016, la Suprema Corte ha ribadito l'irrilevanza del nomen iuris utilizzato dalle parti, in quanto assumono prevalente rilievo i dati fattuali concernenti le caratteristiche e le modalità delle prestazioni, visto che la tutela relativa al lavoro subordinato non può essere elusa mediante una configurazione pattizia non rispondente alle reali modalità di esecuzione del rapporto.

Mobbing: datore condannato al risarcimento anche se le prove emergono da altra causa

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 3425 emanata il 22 febbraio 2016, ha statuito il risarcimento al lavoratore per l'azione di mobbing messa in atto quotidianamente dal datore di lavoro, anche se le prove di tale azione emergono in altra causa non ancora passata in giudicato.
I giudici della Corte Suprema hanno infatti precisato che le prove acquisite in una causa diversa da quella in discussione possono ben essere utilizzate dal giudice per formare il suo parere. Nel caso in specie, il fatto che il datore di lavoro cercasse di far mancare i mezzi al lavoratore per svolgere adeguatamente il proprio lavoro, nonché gli nascondesse direttive e comunicazioni per indurlo all'errore, ha comportato al riconoscimento di un'azione di mobbing vero e proprio nei confronti del dipendente, che ha pertanto diritto al risarcimento del danno.

Indice TFR del mese di gennaio 2016

L'Istituto centrale di statistica ha reso noto che l'indice dei prezzi al consumo per il mese di gennaio 2016 è pari a 99,7 punti.
L'incidenza percentuale della differenza rispetto all'indice in vigore al 31 dicembre 2015 è pari a 0; il calcolo del coefficiente di rivalutazione si esegue sommando il 75% di tale valore con un tasso fisso dell'1,5% annuo, per cui si avrà un indice di rivalutazione del TFR pari a 0,125%.

Niente sanzioni per la mancata presenza al lavoro nei giorni dedicati al culto

La Corte di Cassazione ha statuito l'illegittimità dei provvedimenti disciplinari nei confronti del dipendente che si assenta dal lavoro in coincidenza del proprio turno domenicale per andare a messa, in ragione di un'iniziativa sindacale che prevede la possibilità di richiedere di non lavorare la domenica, recuperando l'assenza con la presenza al lavoro nei giorni di riposo.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 3416 del 22 febbraio 2016, ha sottolineato che, in virtù del diritto di astensione dal lavoro il giorno di domenica destinato alle pratiche religiose e dell'atteggiamento collaborativo del dipendente, recatosi al lavoro nei giorni di riposo, le sanzioni irrogate (mancata retribuzione per un giorno e sospensione) risultano sproporzionate.