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ASOLO E GLI ECOMOSTRI COMMERCIALI IN PROVINCIA

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ZILIO (ASCOM CONFCOMMERCIO): “FACCIAMO DI ASOLO IL SIMBOLO DELLA NOSTRA GUERRA PER LA DIFESA DEL TERRITORIO”
“Siamo tutti asolani”.
Modifica, in chiave squisitamente veneta, la celeberrima frase che J.F. Kennedy ebbe a dire davanti al muro di Berlino: “Siamo tutti berlinesi”
Non ha difficoltà, Fernando Zilio, presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova a fare un paragone che, a prima vista, sembra sproporzionato.
“E, ad onor del vero, lo è – precisa il presidente dell’Ascom – anche se appare comunque calzante: lì c’era la guerra fredda per la difesa della democrazia, qui c’è una guerra per la difesa del territorio”.
Nota la questione: si vuole edificare su 300 mila metri quadrati un ecomostro di un milioni di metri cubi. Il tutto, paradossalmente, mentre le aziende chiudono e anche gli abitanti calano.
“Esattamente quello che sta succedendo anche nel nostro territorio – commenta Zilio – dove si pensa alla realizzazione di ecomostri un po’ dappertutto: Due Carrare, Abano Terme, Ponte San Nicolò, Limena, ecc. Purtroppo di fronte ai soldi promessi ma spesso difficilmente esigibili (vedi ciò che sta succedendo a Conselve), i sindaci non guardano in faccia a nessuno, compresa arte e storia. Così come quello di Due Carrare non si cura di rovinare completamente il contesto del Castello del Catajo, anche quello di Asolo non teme di far rivoltare nella tomba Caterina Cornaro o Eleonora Duse”.
La speranza a questo punto è che, visto che la vicenda di Asolo, data la risonanza della località, ha scomodato anche il ministro dell’ambiente Corrado Clini (che ha detto che non è più accettabile un consumo del suolo e che il paesaggio va tutelato), siano maturi i tempi per giungere ad un sostanziale blocco delle costruzioni di questo tipo. “C’è poi un’ulteriore preoccupazione – conclude il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova – ed è legata alla presenza di infiltrazioni mafiose nel nostro tessuto economico. Pur senza gettare la croce addosso a nessuno (ed anzi riconoscendo che se talune iniziative nel padovano non sono ancora andate in porto è anche perché di fronte alla crisi gli investitori hanno deciso di rallentare), è legittimo sospettare che cospicui investimenti, decisi in momenti di crisi, possano essere più riconducibili a necessità legate al riciclaggio che non ad oculate operazioni economiche”.

Tanti dubbi che non sembrano tra le preoccupazioni soltanto di certi sindaci che non hanno nessuna remora a sconfessare anche impegni presi solennemente, addirittura con firme apposte in calce ai documenti presentati, in occasione delle elezioni, dalla stessa Ascom. Col rischio di perdere, con l’inevitabile chiusura dei negozi, anche parti importanti di città.


PADOVA 12 APRILE 2013