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PIU' PART TIME E SEMPRE MENO OCCUPATI

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OCCUPAZIONE NEL COMMERCIO: BERTIN (VICEPRESIDENTE VICARIO DELL’ASCOM CONFCOMMERCIO): “E’ IL CANE CHE SI MORDE LA CODA: MENO REDDITO, MENO CONSUMI”
“E’ un po’ come un palazzo che mantiene inalterate le strutture esterne, ma all’interno è completamente svuotato. Ecco, questo è attualmente il mondo del terziario: le imprese e gli studi professionali sono ancora in piedi (come ha correttamente affermato anche l’assessore al commercio del comune di Padova, Marta Dalla Vecchia), ma l’occupazione è diminuita, e di molto o comunque ha cambiato pelle”.A dirlo è il vicepresidente vicario dell’Ascom Confcommercio di Padova, Patrizio Bertin e tradotto significa che non c'è solo l'utilizzo elevato della cassa integrazione a diminuire il reddito delle famiglie; o la riduzione dello straordinario. C’è anche la forte crescita del part-time o, nella peggiore delle ipotesi, la perdita secca del posto di lavoro. “E’ un fenomeno al quale stiamo assistendo in questi mesi – continua Bertin – con negozi e studi professionali che, di fronte alla crisi e dunque all’impossibilità di mantenere i livelli occupazionali, operano comunque dapprima sulla leva del part time anche per non privarsi di professionalità che non sono facilmente rimpiazzabili una volta perdute”. Valutazioni che nei giorni scorsi sono state suffragate dall’Istat: nel secondo trimestre 2013 gli occupati a tempo parziale sono aumentati dell'1,5% e tutti sono tempi parziali “involontari”, cioè non richiesti dal lavoratore.
Il problema è che questi “part time involontari”, come li definisce l’Istat, ammontano, in Italia, al 62,2 per cento il che fa dire a Bertin che anche un’ipotetica ripresa dell’economia non potrà avere effetti benefici sull’occupazione.
“A parte il fatto – continua il vicepresidente vicario dell’Ascom – che notoriamente il commercio risente per ultimo delle crisi ma è anche l’ultimo ad uscirne, è evidente che anche quando la ripresa si farà sentire (e più che una certezza si tratta di speranza) saranno proprio quei part time a diventare tempi normali con un effetto positivo sui redditi delle famiglie interessate ma con saldi inalterati per ciò che riguarda le persone occupate”.

Nel frattempo il sistema batte in testa.  “Meno dipendenti nei negozi – aggiunge Bertin – ma soprattutto meno dipendenti negli studi professionali (un ambito molto parcellizzato e che sfugge spesso alle statistiche ma che ha una sua importanza soprattutto per una città terziaria qual è Padova) o comunque meno reddito a disposizione, significa a cascata meno volume d’affari per negozi e pubblici esercizi”. Un cane che si morde la coda e che evidenzia come la crisi abbia mille sfaccettature e veda il terziario particolarmente sotto pressione.“A livello settoriale – conferma Bertin - una fetta cospicua dei 2,5 milioni di lavoratori part-time involontari in Italia si trova nel comparto del commercio: sono 720mila (nel secondo trimestre 2009 erano 369mila) e solo 200mila sono invece nell'industria (quattro anni fa erano 163mila)”.
Questione di ammortizzatori, ma soprattutto questione di meno tasse sul lavoro e anche meno tasse sui negozi che potrebbero tradursi in affitti meno cari. “Purtroppo – conclude Bertin – per il momento la tematica langue, l’Imu sugli immobili strumentali non è stata cancellata e, nel frattempo, il comparto del commercio si riduce sempre più”.

 

PADOVA 4 SETTEMBRE 2013