PER IL PRESIDENTE DELL’ASCOM, PATRIZIO BERTIN, “PER GLI OPERATORI DEL CONTRAFFATTO CHE OPERANO NELL’”HUB DEL TAROCCO” IN ZONA INDUSTRIALE BENE I RIPETUTI SEQUESTRI E DENUNCE DELLA GDF MA LE MAGLIE TROPPO LARGHE DELLA LEGGE CONSENTONO IL PROLIFERARE DI CONTRAFFAZIONE E ABUSIVISMO”
Conoscono benissimo il fenomeno, ma vederlo confermato, nero su bianco, nei numeri della Guardia di Finanza, li ha convinti una volta di più: abusivismo e contraffazione rischiano di mettere in ginocchio le imprese oneste che operano sul territorio.
Un milione di prodotti finiti sotto sequestro e che spaziano dalla bigiotteria, all’abbigliamento, dai giocattoli alla componentistica elettronica, il tutto proveniente dalla Cina e messo in commercio, in buona parte, nei capannoni di corso Stati Uniti, un’area ad alta concentrazione di illegalità che all’Ascom definiscono l’”hub del tarocco” e che ha numerosi effetti perversi.
“Purtroppo, pur a fronte di ripetuti sequestri e ripetute denunce, questi “operatori” continuano ad importare merce contraffatta e pericolosa a dimostrazione che la nostra legislazione lascia ampi margini di manovra a chi vuole delinquere”.
E qui torna il concetto, caro a Bertin, della “certezza della pena”.
“Da noi – continua il presidente dell’Ascom – questa certezza non c’è. Certo è invece che questi soggetti continuano a guadagnare cifre importanti che poi finiscono in patria grazie a canali come i “money transfer” difficili da controllare ed impossibili da tassare”.
Eppure il contrasto alla contraffazione, all’abusivismo e a tutti gli annessi e connessi dovrebbero essere in cima ai pensieri del legislatore se non altro perché il “mercato del falso” sviluppa in Italia circa 7 miliardi di euro sottratti al mercato legale con una perdita secca di 110 mila posti di lavoro.
“Ovviamente siamo nella condizione di offrire delle stime – conclude il presidente dell’Ascom – ma non è azzardato quantificare tra i 500 ed i 700 milioni il volume di traffici che avvengono direttamente o indirettamente nella nostra zona e che purtroppo l’abnegazione di Guardia di Finanza e forze dell’ordine più in generale non riescono a contenere per le maglie troppo larghe delle nostre norme e anche per una malsana “cultura” che da un lato privilegia il prezzo e sottovaluta i pericoli e, dall’altro, ammanta di “solidarietà” qualcosa che ha molto più a che fare con lo sfruttamento e la criminalità che non con l’aiuto ha chi è nel bisogno”.
Padova, 21 marzo 2016
