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I NEGOZI STORICI CHIUDONO CAUSA I CENTRI COMMERCIALI

I NEGOZI STORICI CHIUDONO?
IL PRESIDENTE DELL’ASCOM, PATRIZIO BERTIN: “CONTRO I MARCHI CHE HANNO FATTO LA STORIA DELLA CITTA’ LA PROLIFERAZIONE DEI CENTRI COMMERCIALI RICCHI DI DENARI MA POVERI DI TRADIZIONE”
Lacrime di coccodrillo.
“Sono quelle che puntualmente vengono versate ogni volta che un negozio storico rischia di chiudere – commenta il presidente dell’Ascom, Patrizio Bertin - e la vicenda Testi, indipendentemente da come si evolverà (e io spero che si evolva in positivo) segue esattamente questo canovaccio: ci si rammarica ma non si va alla radice del problema”.
E la radice del problema, per Bertin, è la proliferazione dei centri commerciali contro i quali l’Ascom si batte da sempre ma che non sembra godere di altrettanta attenzione da parte dell’opinione pubblica.
“E’ inutile piangere sul latte versato – continua Bertin -: quando si autorizza un nuovo centro commerciale che ovviamente viene realizzato in periferia, si decreta la fine di molti negozi di vicinato e soprattutto se ne decreta la fine là dove più servono, ovvero nei centri storici dove i marchi che hanno fatto la storia della città e sono parte integrante della nostra cultura, devono cedere il passo ai grandi brand internazionali ricchi di denari ma poveri di tradizione e, meno che meno, di radici”.
Contrari alla grande distribuzione a prescindere?

“Non direi – ribatte il presidente dell’Ascom -. Noi non siamo né contro il progresso né contro forme di distribuzione alternative, ma vorremmo che si verificassero le reali condizioni del commercio. La nostra regione è, dopo la Lombardia, quella con il maggior insediamento di centri commerciali il che equivale a dire che è un territorio ampiamente servito. Costruirne di nuovi non ha senso: non ne ha perché un equilibrio già precario finisce per rompersi definitivamente ma non ne ha nemmeno se guardiamo al fenomeno dal punto di vista della stessa grande distribuzione. In Lombardia, dove è appena stato aperto il mega store di Arese, sono già diversi i vecchi centri che in questi anni sono stati costretti a chiudere e basta fare un giro per la Brianza per rendersi conto che un centro commerciale dismesso è un concentrato di degrado dal quale vorremmo poterci tener fuori!”

Dunque?
“Dunque bisogna pensare ad una città viva – conclude il presidente dell’Ascom - accogliente e ricca di proposte di qualità in grado di renderla appetibile. E’ il caso di “Europa in Prato” che fra due settimane richiamerà le 200 mila persone che da ormai più di dieci anni ne decretano il successo o il Festival dell’Innovazione che proietterà Padova tra le città smart del continente”.

 

Padova 21 aprile 2016