IMPRESE DEL DETTAGLIO ALIMENTARE IN SALUTE: VENDITE A +6,7% E CHI FA FORMAZIONE MIGLIORA I RICAVI DEL 2 – 2,5%.
IL RUOLO DELL’ASCOM A SOSTEGNO DEL CREDITO E DELL’AGGIORNAMENTO COSTANTE DELLE IMPRESE ASSOCIATE
A dire il vero non andrebbe neanche male: secondo la ricerca condotta da Format Research per conto di Fida Confcommercio, il 6,7% delle imprese del dettaglio
alimentare (i vecchi “casoini” della tradizione padovana) ha registrato un incremento dello scontrino medio nel secondo semestre 2015 rispetto al secondo semestre 2014 e, addirittura, il 10% ha registrato un incremento del numero di accessi. Restano però le difficoltà ed hanno nomi precisi: fisco e credito.
“L’8 per cento delle imprese del nostro settore in Italia – dichiara il presidente degli alimentaristi della Fida Ascom di Padova, Michele Ghiraldo – ha dovuto chiudere i battenti a causa della pressione fiscale mentre circa una su quattro ha chiesto di poter accedere al credito con risultati non troppo brillanti”.
In cifre: solo il 39% delle domande è stata accolta interamente, poco meno del 30% è stata accolta in maniera parziale mentre più del 20% delle domande non è stata accolta ed un restante 11% attende risposte ma non sa ancora se riproporrà la richiesta o lascerà cadere l’idea di finanziarsi.
“Ma mentre sul fisco – puntualizza il presidente dell’Ascom, Patrizio Bertin – più che incalzare il governo perché riduca la pressione non possiamo oggettivamente fare, sul credito, grazie al nostro Fidi Impresa & Turismo Veneto siamo in grado di assistere le aziende associate e quindi fare in modo che certe vischiosità del sistema siano superate”.
Dice ancora la ricerca di Format Research che l’occupazione migliora anche grazie al jobs act, ma è un dato squisitamente padovano quello che offre una chiave di lettura interessante.
“Sulla scorta dei dati forniti da Ascom Formazione – continua Ghiraldo – abbiamo scoperto che le imprese che fanno formazione presso la nostra Accademia di via Due Palazzi (l’Aama) registrano un incremento dei ricavi nell’ordine del 2 – 2,5% a dimostrazione che continuare a formare titolari e collaboratori ha effetti benefici sul complessivo dell’attività”.
Un po’ come dire: non si è mai finito di imparare! Così come è bene non dare per spacciato un settore che in molti e da molto tempo danno come superato.
“Il settore del dettaglio alimentare – ribadisce Ghiraldo - conferma per contro la propria capacità di resistere alle burrasche del mercato addirittura meglio di altri settori, anche perché a tutto si può rinunciare fuorchè ad alimentarsi”.
Anche se alimentarsi non significa mangiare qualsiasi cosa, ma significa mangiare prodotti di qualità, di origine protetta e controllata, con filiera certa.
“Tutte caratteristiche – conclude il presidente degli alimentaristi dell’Ascom – che i consumatori possono trovare nei prodotti proposti nei nostri esercizi e che poco hanno a che fare con derrate di bassa qualità e di dubbia provenienza che potranno avere (e non sempre) un prezzo più basso, ma non offrono garanzie di nessun tipo”.
Padova 9 maggio 2016
