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SATTIN: GLI AMBULANTI DEI SETTORI NON ALIMENTARI SONO DISCRIMNATI

AMBULANTI DEI SETTORI NON ALIMENTARI DOPPIAMENTE DISCRIMINATI: LORO NIENTE PIAZZA, MENTRE DIVERSE TIOPOLOGIE DI NEGOZI IN SEDE FISSA (INTIMO, BIMBI, ECC.) SONO REGOLARMENTE APERTI.
SATTIN (FIVA ASCOM CONFCOMMERCIO PADOVA): “FACCIAMO FATICA A CONTENERE LA RABBIA”

La battuta gli viene spontanea, anche se non ha nessuna voglia di scherzare.
“Siamo letteralmente in mutande, ma se vogliamo indossarle dobbiamo andare a comprarle in un negozio fisso!”
Ilario Sattin rappresenta gli ambulanti della Fiva Ascom Confcommercio di Padova e di Confcommercio Veneto, qualcosa come 11 mila attività che significano, praticamente, altrettante famiglie.
Ebbene, per questo comparto che è l’essenza stessa della socialità nelle nostre città e nei nostri paesi, la pandemia non ha fatto sconti.
“Più che la pandemia – analizza Sattin – sono le scelte che il governo ha fatto. Il Covid non sta risparmiando nessuno ed è quindi logico e giusto che si prendano tutte le precauzioni necessarie anche se ritengo che tutti gli sforzi dovrebbero essere concentrati sulle vaccinazioni le più estese e le più rapide possibili. Però non è giusto che i provvedimenti del governo creino disparità per cui ci sono figli e figliastri e noi siamo questi ultimi”.
La questione è semplice: in piazza, in presenza di zona rossa, possono andare solo i banchi dell’alimentare e del florovivaismo. Dunque, ad esempio, niente abbigliamento e calzature. Guarda caso però i negozi fissi di abbigliamento per bambini, intimo, ferramenta e qualche altra tipologia (detersivi e saponi, tanto per citarne un altro) sono regolarmente aperti.
“Siamo i soliti figli di un dio minore – continua Sattin – contro i quali è possibile scaricare tutte le contraddizioni di una politica che non conosce nulla delle nostre attività e nemmeno si è occupata, in questi tredici lunghi mesi di agonia, dei colleghi “fieristi”, ovvero quelli che abitualmente aprono il banco nelle sagre e nelle fiere e che, da marzo dello scorso anno, sono stati sempre chiusi. La nostra organizzazione, da 50 anni “su piazza”, ha sempre cercato di tenere un profilo “istituzionale”, collaborativo, ma oggettivamente adesso facciamo fatica a contenere la rabbia di chi, per legge, non può lavorare e ha comunque una famiglia da mantenere e dei dipendenti da pagare e, in più, rischia di essere strumentalizzata da chi, magari per altri fini, compare all’improvviso per poi, altrettanto improvvisamente, sparire”.

PADOVA 31 MARZO 2021