Patrizio Bertin (Confcommercio Veneto e Padova): “Intanto però, nel 2025, siamo stati ancora i primi e chissà, magari le Olimpiadi …”
Per Padova prevista la 58^ piazza e +0,59%, ma tra il 2019 e il 2025 la crescita è stata del 6%
Veneto solo al decimo posto e, praticamente, fine del ruolo di “locomotiva d’Italia”.
Lo ha detto, nei giorni scorsi, l’ufficio studi della CGIA di Mestre che, basandosi su dati di Prometeia, ha previsto una crescita nel 2026 piuttosto deludente per l’economia veneta. Idem per Padova.
“Ovviamente la cosa ha fatto notizia – commenta il presidente di Confcommercio Veneto e Padova, Patrizio Bertin – e vedersi superati non solo dall’Emilia-Romagna che dovrebbe essere la nuova locomotiva, ma anche da regioni come la Campania, la Valle d’Aosta, l’Umbria e l’Abruzzo, può creare preoccupazione, però è anche vero che le previsioni sono una cosa, i dati assodati un’altra”.
E allora, se quel +0,64% che è la previsione per il 2026 è addirittura inferiore alla media nazionale (che si attesta al +0,66%), il dato del 2025 dice che il Veneto ha continuato ad essere la prima regione d’Italia con un +0,66% che lascia il Trentino-Alto Adige e la Valle d’Aosta al +0,65%, il Piemonte al +0,61% e l’Emilia-Romagna al +0,60%.
“Nei sei anni che vanno dal 2019 al 2025 – continua Bertin – anni contrassegnati, è sempre bene ricordarlo, dalla pandemia e dall’avvio e poi dalla prosecuzione delle guerre in Ucraina e nel Medio Oriente, spicca il dato della Lombardia (+9,01%), con l’Emilia-Romagna al +5,58% e il Veneto al +5,06%”.
Vero è che il vero balzo, nei sei anni in questione, lo fa la Sicilia (+10,92%) e con essa crescono decisamente Puglia (+8,87%), Abruzzo (+8,09%), Campania (+7,66%) e Sardegna (+7,31%), ma è evidente che sui dati di queste regioni “gioca” un valore di partenza molto più basso per cui le percentuali appaiono molto più performanti.
“Tornando alle previsioni – analizza Bertin – la provincia di Padova, con il suo previsionale per il 2026 posizionato al +0,59%, non va oltre la 58^ piazza su 107, ma anche qui, se il raffronto con Varese, che è prima con un tondo +1%, è significativo, lo è meno se si guarda al consolidato del 2025. Si tratta pur sempre, per la provincia dell’Insubria, di un +0,79% (Padova è al +0,62%) che diventa comunque +5,69% (ma Padova è al 6%) se il riferimento è ai sei anni che vanno dal 2019 al 2025”.
Domanda: l’analisi di Bertin sembra dunque propendere più verso una valorizzazione di ciò che è avvenuto piuttosto che su ciò che avverrà, soprattutto in considerazione delle permanenti (meglio: aumentate) tensioni internazionali?
“Non esattamente – conclude il presidente –. Cercare di anticipare, come fa lodevolmente e con rigore scientifico la CGIA di Mestre, ciò che potrà avvenire nei prossimi mesi è molto importante, però è altrettanto importante non dare per assodato che si sia imboccata una china di decrescita. Questo nulla toglie all’Emilia-Romagna che anche altri indicatori vedono come la regione che sembra in grado di correre di più, ma senza dare per ormai fuori dal podio un Veneto che, magari, ha anche la carta olimpica da giocarsi!”
PADOVA 8 GENNAIO 2026
