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I SERVIZI ALLE IMPRESE TRA RIASSETTO NEL POST COVID, INTELLIGENZA ARTIFICIALE E CRISI INTERNAZIONALI

Uno studio di Servizi&Sviluppo di Confcommercio Padova scatta una foto del comparto
Il presidente Nicola Bertin: "Ma se i conflitti dovessero evolversi verso una soluzione positiva anche il nostro settore ne trarrà vantaggio"

Sono aziende che operano nel campo del software e della consulenza informatica, nella web agency, nel digital marketing & events, nella consulenza aziendale, nella ricerca e selezione del personale, nell'intermediazione finanziaria e assicurativa, nella logistica e nei trasporti e, infine, nelle professioni ordinistiche e non.

Sono le imprese che, in Confcommercio Padova, danno consistenza a Servizi & Sviluppo, raggruppamento trasversale che rappresenta quello che ormai è il comparto maggioritario nell'ambito del terziario di mercato, vale a dire i servizi.

Qualche dato per suffragare il ragionamento: nel corso del 2025 sono state 1.193 le iscrizioni in Camera di Commercio. Di queste 416 erano imprese commerciali (34,87%); 253 turistiche (21,21%) e ben 524 (43,92%) riconducibili al comparto dei servizi (con l'esclusione di quelli alla persona).
"Dopo il Covid - spiega il presidente di Servizi & Sviluppo, Nicola Bertin - il settore è cresciuto e anche di molto. Un po' perchè il calo del manifatturiero porta le società a spostarsi sui servizi dove, notoriamente, necessita un minore capitale di rischio e poi anche perchè la precarizzazione del lavoro ha fatto sì che molti abbiano scelto la via della libera professione, talvolta purtroppo con un notevole grado di improvvisazione che fa sì che solo poco più del 60% delle nuove attività mantenga la permanenza sul mercato al termine dei primi due anni di vita".

Ebbene, questo comparto, che in provincia di Padova vanta numeri molto consistenti è stato sottoposto ad uno "screening" da parte dell'Ufficio Studi di Confcommercio Padova e il quadro che ne è uscito è particolarmente interessante.

"In tempi di AI che sembra destinata a soppiantare il fattore umano in ambito aziendale - continua Bertin - va colto con favore il dato relativo alle risorse umane che se vedono il 66,7% del campione ancorato all'esistente, vede parimenti un buon 24,2% propenso ad aumentare i propri livelli occupazionali e solo il 9,1% pensa di diminuirli nel corso del 2026".
Ma aldilà dell'aspetto occupazionale, come sta entrando l'AI nei processi aziendali? E quali vantaggi potrà portare e, per contro, a quali rischi andiamo incontro?

Tra chi esprime giudizi positivi, il 36,4% sostiene che l'AI migliori la qualità delle decisioni grazie all'analisi dei dati in tempi rapidi; il 33,3% che aumenti l'efficienza e la produttività, automatizzando le attività ripetitive; il 18,2% che favorisca l'innovazione. Chi invece nutre timori evidenzia (ma è solo l'1%) che l'AI crei dipendenza tecnologica e riduca il pensiero critico e poi c'è un 1,1% che ritiene che l'AI, prima o poi, scaricherà i suoi effetti sull'occupazione, riducendola.

Si diceva di come il settore, dopo il Covid, sia cresciuto molto seppur rimanendo in limiti dimensionali contenuti: il 54,5% conta da 1 a 5 addetti (compresi titolari, soci, collaboratori), mentre da 6 a 20 è il restante 45,5%. Valori che si riverberano sul fatturato: il 36,2% è sotto i 100mila euro di fatturato; il 45,7% va da 100 a 500mila euro, mentre il 18,1% va da 500mila euro a un milione.

Sempre a proposito di Covid, non vi è dubbio che la pandemia abbia rivoluzionato l'attività lavorativa consolidando lo smart working e la formazione online. Giudizi positivi da parte del 52,2% del campione che rileva come si sia ottenuta un'ottimizzazione degli spazi e dei tempi mentre il 24,9% conferma che è intervenuta una più proficua gestione del personale. Uno 0,9% ritiene poi che il full remote sia ormai uno standard mentre sul 22,0% delle imprese la pandemia non ha influito sui processi aziendali.

Circa il futuro, è lapalissiano che molto dipenderà dall'evolversi delle crisi internazionali.
"I conflitti in corso e l'incertezza che ne deriva - conclude il presidente di Servizi & Sviluppo Confcommercio Padova - uniti alla politica USA sui dazi fanno sì che il 71,3% attribuisca a questi fattori se il 2026 potrà chiudersi in positivo o meno. Di sicuro molto dipenderà dai tempi: se i conflitti dovessero proseguire nel tempo, anche la nostra economia ne risentirà pesantemente e il nostro comparto non potrà sfuggire alla recessione. Viceversa, se la situazione dovesse virare verso il positivo, non è da escludere che la fiducia ritrovata possa agire come "acceleratore" anche delle nostre attività".


PADOVA 31 MARZO 2026