Un test di Greenpeace conferma la presenza di ftalati, pfas, metalli pesanti, formaldeide e dimetilformamide in diversi capi di abbigliamento analizzati
Riccardo Capitanio (presidente Federmoda Confcommercio Veneto e Padova): "Persino il riciclo di questi capi è complesso, figuriamoci quanto possano essere dannosi per la salute dei nostri figli!"
La contaminazione da PFAS, che interessa le provincie di Vicenza, Verona e Padova, non riguarda solo l'acqua.
"Questo inquinante sintetico praticamente "eterno" - avverte Riccardo Capitanio, presidente di Federmoda Confcommercio Veneto e Padova - è stato nuovamente trovato anche nei prodotti commercializzati da Shein nonostante l'azienda avesse annunciato il ritiro dei prodotti incriminati".
E' una battaglia lunga quella ingaggiata da Confcommercio Padova, in stretta collaborazione con la Guardia di Finanza, nei confronti dei prodotti pericolosi per la salute, in particolare per quanto attiene ad abbigliamento, giocattoli e cosmetici, destinatari dei quali molto spesso sono i bambini.
Una battaglia che, su scala globale, vede impegnata soprattutto Greenpeace che nello scorso novembre ha pubblicato un rapporto che ha nuovamente puntato i riflettori su Shein, scoprendo che circa un terzo degli abiti acquistati sulla piattaforma e sottoposti ad analisi di laboratorio conteneva sostanze chimiche pericolose oltre i limiti consentiti dalla normativa europea REACH.
Si trattava di ftalati nei sandali, PFAS nelle giacche, formaldeide in un costume da sirena per bambini e altro ancora. Come detto, dopo questi rilievi, Shein aveva annunciato il ritiro dei prodotti, ma a gennaio un nuovo test sui capi Shein commissionato da Greenpeace Germania all’Istituto Ambientale di Brema ha scoperto che 25 prodotti testati su 31, ovvero l’80,6%, superavano i limiti fissati dal Regolamento europeo REACH, la normativa che stabilisce soglie di sicurezza per le sostanze chimiche presenti nei prodotti in vendita nell’UE. In alcuni casi le concentrazioni rilevate erano fino a 3.115 volte superiori ai valori consentiti.
"Già i numeri fanno impressione - continua Capitanio - ma deve ancor più preoccupare il fatto che Shein abbia rimosso i riferimenti esatti segnalati da Greenpeace a novembre, lasciando sullo scaffale virtuale tutto il resto. Una dimostrazione lampante del fatto che Shein promette di proteggere i consumatori, ma in realtà continua semplicemente a vendere prodotti con livelli di contaminazione elevati senza remore per il danno che ne deriva per le persone e per l’ambiente".
Danni che Confcommercio Padova denuncia da anni e che nel novembre 2013 l'aveva portata ad allineare per terra, davanti a Palazzo Moroni, sede del municipio di Padova, tutta una serie di capi contraffatti e/o pericolosi per la salute.
Gli ftalati, ad esempio, sono dei plastificanti utilizzati per rendere i materiali più morbidi e flessibili. Questi composti possono interferire con il sistema ormonale e compromettere la fertilità, la crescita e lo sviluppo sano dei bambini.
I PFAS sono invece usati per rendere i tessuti idrorepellenti. Sono sostanze che non si degradano, si accumulano nell’organismo umano e nell’ambiente, e sono sospettate di essere cancerogene, oltre a interferire con il sistema immunitario e riproduttivo.
In questa galleria degli orrori compaiono anche i metalli pesanti piombo e cadmio. Il piombo è particolarmente pericoloso per i bambini, perché può compromettere lo sviluppo cerebrale e abbassare il quoziente intellettivo. Il cadmio è invece classificato come cancerogeno e può danneggiare reni, fegato e sistema cardiovascolare.
C'è poi la formaldeide, sostanza utilizzata come agente antirughe nella produzione tessile e capace di causare danni al DNA. Infine, il dimetilformamide (DMF), un composto volatile dannoso per i nascituri.
"Tutti questi composti chimici sono stati trovati in più esemplari dei prodotti Shein testati in Germania - sottolinea il presidente di Federmoda Confcommercio Veneto e Padova - e questo ci porta a dire, semplicemente, che i buoni propositi servono a poco, servono leggi severe. Meglio se hanno il crisma dell'Unione Europea che dovrebbe imporre limiti legali chiari, applicati a tutti i prodotti venduti nell’UE, inclusi quelli online provenienti da fuori confine. Piattaforme come Shein devono poi essere legalmente responsabili delle violazioni e le autorità devono avere il potere di sospendere i servizi in caso di inosservanze ripetute".
"Si potrebbe fare come la Francia - conclude Capitanio - che ha introdotto una tassa sulla fast fashion, promosso l’economia circolare nel tessile e vietato la pubblicità della moda ultraveloce anche sui social media. Significativo infine che a Padova l'amministrazione comunale abbia deciso di ridurre del 40% i contenitori destinati alla raccolta degli abiti usati con diverse motivazioni, non ultima quella che l'incremento esponenziale del fast fashion ha aumentato la quantità dei capi a basso costo immessi sul mercato, cosa che ha ridotto la domanda di abiti usati. Inoltre, è stato spiegato, molti tessuti sono composti da fibre miste, caratteristiche che rendono il riciclo tecnicamente più complesso. E se il riciclo è complesso, figuriamoci quanto possa essere dannoso per la salute un capo fatto indossare ai nostri figli!"
PADOVA 7 APRILE 2026
