Home

LE VENDITE DI ABBIGLIAMENTO E CALZATURE PENALIZZATE DALLA STAGIONE CALDA CHE NON FINISCE


Capitanio (Federmoda Ascom Padova e Confcommercio Veneto): “Serve un accordo coi fornitori per prorogare le scadenze dei pagamenti”

“Dovremmo appellarci ai Righeira perché l’estate qui non sembra stia finendo”.
Sorride amaro Riccardo Capitanio, presidente di Federmoda Ascom Padova e di Federmoda Confcommercio Veneto, di fronte alle conferme che arrivano dai negozi associati: il mese di settembre si è concluso con un calo delle vendite intorno al 15% registrando una ridotta propensione agli acquisti di moda per le eccezionali condizioni metereologiche.
“Ovviamente si tratta di un dato medio - aggiunge Capitanio - per cui c’è anche chi ha avuto un settembre positivo, però la maggioranza dei colleghi sta facendo i conti con i potenziali clienti che fanno fatica ad entrare nei negozi perché, oggettivamente, non ne hanno il motivo visto che si continua a girare in t-shirt”.
Archiviato un settembre caldo si sperava almeno in un ottobre fresco.
“Macchè - evidenzia il presidente di Federmoda Confcommercio Veneto e Padova - i negozi di moda stanno registrando un rinvio non dico “sine die” ma di sicuro di settimane degli acquisti di maglieria, giacche, abiti, giubbotti, abbigliamento e calzature più pesanti sia per la donna che per l’uomo. Commercialmente la stagione estiva è finita, ma per quanto riguarda il meteo quella autunnale che non arriva (anche se ieri mattina abbiamo rivisto la nebbia, grande “desaparecida” degli ultimi anni) sta mettendo in difficoltà i nostri negozi che devono affrontare gravosi problemi che vanno da magazzini sempre più pieni alle scadenze dei pagamenti, nonché alle spese generali come tasse, costi energetici, affitti indicizzati e costo del personale".
"Come Federmoda nazionale - aggiunge Capitanio  – riteniamo fondamentale trovare un accordo di filiera con i fornitori per prorogare le scadenze dei pagamenti autunnali. Il governo poi dovrebbe intervenire sui costi di locazione al fine di alleviare la pressione finanziaria e una tassazione meno invasiva prevedendo anche la riduzione dell’IVA al 10% sui prodotti di moda ed in particolare su quelli made in Italy e sostenibili”.
Il rischio è quello che qualcuno possa “gettare la spugna”.
“Ed è un’eventualità da evitare ad ogni costo - conclude Capitanio - non solo per non perdere posti di lavoro ma anche per ribadire il ruolo cruciale dei negozi di moda nella vita delle nostre città, dei nostri paesi e dei nostri centri storici contribuendo alla crescita non solo economica ma anche sociale".

PADOVA 13 OTTOBRE 2023