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ANCORA UN ANNO PRIMA DELLA SCADENZA DELLE CONCESSIONI PER GLI AMBULANTI


IL PRESIDENTE DELLA FIVA ASCOM CONFCOMMERCIO, ILARIO SATTIN, IN SINTONIA CON L’ASSESSORE MARCATO: “SUBITO UN QUADRO NORMATIVO CERTO”
In un limbo. Fuori dalla famigerata Bolkestein ma non ancora inseriti in un quadro normativo che consenta loro di affrontare il prossimo anno con un minimo di tranquillità.
Perché, se non si interviene, dal 1° gennaio del 2021, gli 11mila ambulanti che operano sul territorio veneto si troveranno nella triste situazione di non avere più i posteggi e, dunque, nemmeno la possibilità di lavorare.
“Di questo – spiega Ilario Sattin, presidente provinciale di Padova e regionale del Veneto degli operatori su area pubblica che fanno riferimento alla Fiva Ascom Confcommercio – abbiamo parlato, nel corso di un incontro a Palazzo Balbi, presente il direttore delle attività produttive Giorgia Vidotti, con l’assessore regionale Roberto Marcato che ha voluto rendersi conto di persona di ciò che rischiamo”.
Ed in effetti il rischio è alto non fosse altro perché la Consulta delle Regioni e delle Province Autonome non sembra così “motivata” a risolvere la questione che, a torto, sembra lontana.
“Ed invece è talmente di attualità – continua Sattin – che lo stesso assessore, che ha preso atto di come il nostro comparto, in Veneto, sia costituito dal 75 per cento di imprese italiane, per cui in buonissima parte di lunga tradizione, si è detto impegnato a cercare una soluzione, comunque, entro il prossimo semestre, in modo da garantire agli operatori di avvicinarsi alla scadenza del 1° gennaio 2021 senza il patema d’animo di vedere la propria attività esposta al vento di norme mai scritte”.
Dunque, se non si troverà una strada a livello nazionale, il Veneto è intenzionato a mettere in sicurezza le proprie imprese.
“Purtroppo – conclude Sattin – il nostro è un Paese che non ama programmare e che finisce sempre per arrivare all’ultimo momento. Ma arrivare all’ultimo momento potrebbe significare che molti, nel dubbio di poter proseguire l’attività, decidano di abbandonare prima con una ricaduta economica e sociale di non poco conto visto che comunque al di là delle 11mila posizioni aperte, vi sono il doppio di dipendenti: in una parola, 30mila famiglie appese alla decisione di realizzare una norma chiara che consenta alle nostre imprese di programmare il futuro”.

Padova 23 dicembre 2019