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Per l'omessa presentazione della dichiarazione risponde anche l'amministratore di fatto: Cassazione |
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Con Sentenza 19 giugno 2014, n. 26464, la Corte di Cassazione ha affermato che, all'interno di un'impresa, è responsabile dell'evasione fiscale anche l'amministratore di fatto. In particolare, è stato precisato che l'amministratore di fatto, che gestisce effettivamente la società, è equiparato in toto al rappresentante legale (amministratore di diritto) sia per quanto riguarda i reati fallimentari che quelli tributari. Infatti, nel caso di specie i Giudici hanno sancito che "l'amministratore di fatto risponde penalmente della mancata presentazione della dichiarazione al pari e in concorso con il rappresentante legale della società". |
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Evasione fiscale e sconto di pena: Sentenza Cassazione |
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Con Sentenza 19 giugno 2014, n. 26464, la Corte di Cassazione ha sancito che l'evasore fiscale che ha stipulato una fideiussione bancaria a favore dell'amministrazione finanziaria o aderisce all'accertamento posto in essere dall'Autorità finanziaria, non può richiedere lo sconto di pena previsto dall'art. 13, D.Lgs. 74/2000 il quale può essere accordato solo ad estinzione completa del debito erariale. Nel caso di specie, la società dell'imputato aveva venduto appartamenti a prezzi effettivamente superiori a quelli formalmente indicati nei contratti definitivi, comprovato dalla mancata congruenza tra le percentuali delle provvigioni e i corrispettivi emergenti dai contratti definitivi. Alla luce di questi elementi gli Ermellini hanno quindi confermato la non configurabilità dell'attenuante e la condanna per evasione fiscale. |
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L'azienda evita di risarcire ulteriormente il manager se non aveva fissato gli obiettivi annuali |
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A seguito di un licenziamento, il manager fa causa alla società e i giudici dichiarano illegittimo l'atto espulsivo, condannando la stessa a risarcire oltre 45 mila euro al dirigente: ma questi non si accontenta e ricorre ulteriormente richiedendo il risarcimento del danno per la mancata definizione degli obiettivi annuali da parte del datore di lavoro, che erano previsti dal contratto individuale, che avrebbero potuto garantirgli ulteriori compensi. La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 13959 del 19 giugno 2014, rigettando il ricorso del manager, ha chiarito che è inutile, per quest'ultimo, avanzare ulteriori pretese senza portare prove a sostegno della sua richiesta di risarcimento danni, lamentando invece mobbing e demansionamento: anche se la condotta del datore di lavoro può essere potenzialmente lesiva dei diritti del lavoratore e degli accordi presi, l'onere di provare l'esistenza e la quantificazione del danno è sempre in capo al soggetto che lo lamenta. |
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Risarcito il lavoratore per l'infermità riconosciuta come causa di servizio |
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La Corte di Cassazione, nel respingere il ricorso presentato dall'azienda, ha statuito che al dipendente afflitto da ernia del disco, a causa delle manovre pesanti che deve compiere nello svolgimento delle proprie mansioni, spetta il risarcimento dei danni. Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 13954 del 19 giugno 2014, ha chiarito che si è in presenza di una causa di servizio, in quanto secondo il principio dell'equivalenza delle condizioni va riconosciuta l'efficienza causale ad ogni antecedente che abbia contribuito, anche in maniera indiretta e remota, alla produzione dell'evento morbigeno. |
