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RICCHEZZA PRODOTTA DAGLI STRANIERI: IL VENETO, DA SOLO, VALE PIU’ DI TUTTE LE REGIONI DEL SUD (ISOLE COMPRESE)

BERTIN (CONFCOMMERCIO VENETO E ASCOM PADOVA): “NEL 2050, SENZA ARRIVI IN ENTRATA E IN USCITA, AVREMO 9 MILIONI DI CITTADINI IN MENO”

Due volte quarto nel confronto con le altre regioni italiane, ma in verità sul podio. E’ il Veneto della ricchezza prodotta dagli stranieri. Quarto in valori assoluti (19.844 milioni di euro) dietro a Lombardia (41.116 milioni), Lazio (23.304) ed Emilia Romagna (21.533), ma quarto anche per la percentuale (10,9%) sul totale del valore aggiunto prodotto dietro a Liguria (13,2%), Emilia Romagna (12,2%) e Toscana (11,3%).
Sono dati che arrivano dalla Fondazione Leone Moressa e che individuano il valore aggiunto prodotto dagli stranieri nelle venti regioni italiane e che, per l’appunto, vedono il Veneto superare l’intero ammontare delle regioni del Sud, isole comprese, che non vanno oltre 19,2 miliardi di euro.
Complessivamente si tratta di qualcosa come 177 miliardi di euro che confermano come il nostro Paese abbia bisogno di questa forza lavoro che ammonta a 2,51 milioni di persone (ma almeno altri 2 milioni non rientrano nella statistica perchè, seppur di origine straniera, hanno ottenuto la cittadinanza italiana) e rappresenta il 10,5% del totale degli occupati ma produce “solo” il 9% a dimostrazione che i lavoratori stranieri sono occupati in professioni a più basso valore aggiunto. Non sorprende, dunque, se agricoltura e edilizia sono i comparti che occupano più stranieri: il 18% l’agricoltura, il 16,4% l’edilizia.
“Come sottolineano i ricercatori della Fondazione Moressa – commenta il presidente di Confcommercio Veneto e Ascom Padova, Patrizio Bertin – non vi è dubbio che l’Italia abbia bisogno di questi lavoratori, salvo poi indirizzarli verso lavori meno remunerativi”.
Questioni che bene si intersecano con i temi trattati nella recente Conferenza di Sistema di Confcommercio, alla quale hanno partecipato, per Padova, il presidente Bertin, i vicepresidenti Capitanio e Sattin, il presidente di Ascom Servizi Baggio, il direttore generale Vendramin e il direttore di Ascom Servizi Barbierato, e dove immigrazione e demografia hanno fatto il paio con il problema dei contratti pirata che inquinano anche il mondo del terziario di mercato facendo mancare, nelle tasche dei lavoratori, anche 8mila euro annui.
Ma se il presente preoccupa, il futuro inquieta.
Le proiezioni demografiche elaborate da Eurostat dicono che l’Italia, nel 2050, perderà quasi un milione di residenti e vedrà svanire tre milioni di occupati. Questo significa che a parità di produttività, ciò si tradurrebbe in una contrazione del PIL dell’11%: una sciagura.
“In verità – continua Bertin – Eurostat prova anche ad immaginare cosa avverrebbe se si escludessero completamente i flussi in entrata e in uscita, considerando solo la dinamica naturale (nascite e morti). In questo caso l’Italia perderebbe nove milioni di residenti e ben 6,8 milioni di occupati. L’impatto sull’economia sarebbe devastante: una flessione del valore aggiunto del 25,6%, che porterebbe la ricchezza prodotta a 1.463 miliardi di euro”.
“Questo significa – conclude il presidente di Confcommercio Veneto Ascom Padova – che, da un lato, abbiamo bisogno degli immigrati, seppur in un quadro di governo dell’immigrazione che eviti un arrivo incontrollato e, dall’altro, dobbiamo fare in modo che i laureati che escono dalla nostra Università rimangano sul territorio incentivando, al tempo stesso e come sta facendo l’Ateneo, l’iscrizione di studenti stranieri”.
Insomma: serve pragmatismo. Come serve una politica per la famiglia che riesca ad invertire quella “crescita zero” che dimostri che questo non è solo “un Paese per vecchi”.

PADOVA 18 OTTOBRE 2025